Mal di montagna

Visto che nel nostro ultimo articolo Pico Teide – istruzioni per l’uso vi abbiamo nominato il mal di montagna, abbiamo pensato di lasciarvi qualche informazione in più perchè abbiamo pensato che forse non tutti sanno cos’è, come riconoscerlo e cosa fare.

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Tengo a precisare che non sono medico, ho solo nozioni di fisiologia e anatomia per formazione professionale. Ho però una discreta esperienza di montagna e ho ricevuto le dovute informazioni da medici dello sport e alpinisti, per cui penso di poter dare almeno qualche consiglio di base su questo argomento. Ho anche provato sulla pelle cos’è il mal di montagna, quindi so quanto può essere pericoloso salire in quota in certe condizioni, e purtroppo negli anni ho assistito ad episodi spiacevoli causati esclusivamente da incoscienza o ignoranza. Non scrivo questo articolo per spaventarvi, ma per rendervi consapevoli che il mal di montagna non è una leggenda metropolitana, ma qualcosa da tenere ben presente quando si va in montagna, soprattutto in certe fasce di quota.

Prima di spiegarvi nel dettaglio cos’è il mal di montagna e come affrontarlo, è necessario spiegare altri due termini molto importanti: quota e acclimatamento.

Cos’è la quota?                                                                                                         

In linea teorica, vale a dire quello che trovate scritto sui libri, le quote vengono suddivise così:

  • Alta quota: 1500 – 3500 m
  • Altissima quota: 3500 – 5500 m
  • Altitudine estrema: oltre i 5500 m

In pratica non si prendono in considerazione altitudini inferiori ai 2500 m, e la soglia significativa è quella dei 3000 m, perché corrisponde alla quota a cui la maggior parte degli escursionisti e degli alpinisti è abituata. Chi conosce le Alpi sa che per salire anche la cima più alta, la permanenza a quote elevate si limita a tempi brevi (in genere ore) e dopo aver raggiunto la cima si scende a quote più basse nell’arco delle 24h. Per fare un esempio pratico, quando si decide di raggiungere una vetta oltre i 4000 m nelle nostre Alpi, l’uscita viene suddivisa in due giorni, per permettere di avere un acclimatamento ideale dormendo ad una quota intermedia tra quella della partenza e quella della cima da raggiungere. Questo serve, oltre ad evitare altre problematiche tecniche legate all’ambiente e alla fatica, di limitare il pericolo costituito dal mal di montagna. Tutt’altra cosa avviene nelle spedizioni e nei grandi trekking himalayani o andini, dove la permanenza a quote superiori ai 3500 m si protrae per giorni e a volte per settimane. In questo caso i tempi di acclimatamento sono più lunghi e da non sottovalutare.

Cos’è l’acclimatamento?

“L’acclimatamento è il processo che l’organismo umano mette in atto per adattarsi alla ridotta disponibilità di ossigeno alle alte quote. E’ un processo lento che può impiegare giorni o settimane per svilupparsi completamente. Questo processo è più lento e delicato a seconda della quota da raggiungere.”

Vale sempre il principio che più in alto si sale, più lento e difficoltoso sarà il processo di adattamento alla quota raggiunta.

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Cos’è il mal di montagna?

“ ll mal di montagna (AMS o acute mountain sickness) è una condizione patologica causata dal mancato adattamento dell’organismo alle grandi altitudini, in particolare dovuta alla più bassa pressione atmosferica che determina una ridotta presenza di ossigeno nell’organismo generando uno stato di generale ipossia. Generalmente si verifica al di sopra dei 2.500 metri s.l.m.. Si tratta di una condizione minacciosa che, nei casi più gravi, se non tempestivamente e opportunamente trattata può anche essere letale.”

Perché insorge il mal di montagna ?

In parole semplici “L’esposizione all’altissima quota per tempi prolungati può diventare pericoloso a causa della ridotta pressione atmosferica”. Cioè più si sale di quota, meno pressione atmosferica pesa sul nostro corpo; è ovvio che se la condizione esterna cambia (l’ambiente), cambierà anche quella interna (il funzionamento del nostro corpo). Questo vuol dire che il nostro organismo inizierà a far fronte al cambiamento e a funzionare diversamente. E’ quasi normale soffrire di mal di montagna a quote elevate, ma questo non vuol dire che i sintomi generati siano sempre una condizione fisiologica transitoria, cioè che passeranno da soli con il passare del tempo che trascorrerete in quota.

Quali sono i sintomi ?

Per non creare inutile allarmismo, è bene fare una distinzione.

Quando si cammina in alta quota capita spesso di avere sintomi quali mal di testa, vertigini, nausea o stanchezza. Se questi sintomi sono sporadici, lievi, non tutti insieme e dopo al massimo qualche ora (1 – 3 ore) spariscono, non dovete preoccuparvi. E’ la normale routine di acclimatamento, il corpo si abitua alla quota e alla minor quantità di ossigeno e riprende a funzionare correttamente.

Vi elenco alcuni normali e fisiologici cambiamenti che avvengono in ogni persona che sale in quota:

  • Iperventilazione = respiro più veloce, più profondo o entrambi

Come continuo a ripetere, salendo di quota la pressione diminuisce, e l’aria è più rarefatta. Il risultato è quello di rendere più povero di ossigeno ogni respiro, costringendoci per compensare, a respirare più velocemente e più profondamente.

  • “fiato corto” = sensazione di avere sempre il fiatone o che il respiro si accorci durante lo sforzo

Restare “senza fiato” è normale finché si riprende una respirazione normale una volta terminato lo sforzo.

  • Cambiamenti nel ritmo respiratorio notturno

Una respirazione accelerata e protratta nel tempo causa una riduzione dell’anidride carbonica. La presenza oltre certi limiti di questa sostanza nel sangue è il segnale per il cervello di avviare l’atto respiratorio; se questo valore è basso l’automatismo della respirazione “non parte” nei tempi in cui normalmente accade a quote più basse. Da svegli non è difficile avere una respirazione cosciente, ma di notte si instaura un anomalo ritmo respiratorio dovuto all’alternarsi di due segnali contrastanti: la diversa quantità di ossigeno nell’aria e la diversa quantità di anidride carbonica nel sangue.

  • Frequenti risvegli notturni

Si attua la cosiddetta respirazione periodica, che consiste in cicli di respirazione normale che gradualmente rallenta fino ad una breve apnea. Può migliorare leggermente con l’acclimatazione ma non scomparirà fino alla discesa a quote “normali”.

  • Aumento delle urine

E’ normale in quota urinare più del normale, se non è così vuol dire che vi state disidratando o che non vi state acclimatando a dovere.

Tutto quello che vi ho appena detto non è mal di montagna!

Se invece i sintomi aumentano (magari si parte con un lieve mal di testa che invece di passare diventa pressante e porta nausea o vertigini), sono presenti tutti insieme e/o non spariscono dopo qualche ora, significa che il corpo non si sta abituando alla quota e che è necessario scendere di quota per permettere un migliore acclimatamento.

I sintomi iniziali di un’inequivocabile di mal di montagna sono questi:

  • Cefalea
  • Perdita di appetito, nausea e/o vomito
  • Fatica e/o debolezza
  • Giramenti di testa e/o vertigini
  • Insonnia

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Quali sono le conseguenze del mal di montagna?

Come recita la definizione, il mal di montagna è una condizione che se trascurata può portare alla morte. L’intensità dei sintomi può variare, a seconda della quota e del vostro organismo, ma ricordatevi SEMPRE che il mal di montagna non passa da solo! I sintomi sono reversibili se riconosciuti e adeguatamente trattati, trascurare questi sintomi può portare ad una condizione irreversibile con gravi complicanze o anche la morte.

Forse vi starete domandando come si può morire di mal di montagna, visto che i sintomi possono sembrare poco gravi. Ve lo dico subito, si muore per varie cause:

Edema Cerebrale: in parole semplici, il cervello si gonfia e smette di funzionare a dovere. E’ una condizione che può svilupparsi molto rapidamente ed essere fatale in un arco di tempo che può andare dai due giorni alle poche ore, per questo non sono da sottovalutare i sintomi anche se sembrano banali.

Le persone in condizioni di edema cerebrale sono spesso confuse e possono non riconoscere il fatto di essere in difficoltà. La caratteristica saliente dell’edema cerebrale è il modificarsi della capacità di pensare. La persona è spesso confusa, avere cambiamenti di comportamento o al contrario manifestare apatia; spesso si associa una perdita di coordinazione chiamata atassia. Le persone colpite da edema cerebrale normalmente sopravvivono e guariscono completamente, ma solo se scendono molto e in fretta di quota!

Edema Polmonare: in parole semplici, comparsa di liquidi nei polmoni. Questa conseguenza è più subdola dell’edema cerebrale, perché può essere una conseguenza dei sintomi generali del mal di montagna ma non ne è strettamente correlato. Questo vuol dire che può comparire anche in assenza dei sintomi canonici. Per questo vi elenco i segnali e i sintomi che possono comparire, in aggiunta o in assenza, dei sintomi del mal di montagna:

  • estrema fatica
  • difficoltà di respirazione a riposo
  • respiro rapido e superficiale
  • tosse, anche con secrezioni rosa o schiumose
  • respiri gorgoglianti o rumorosi
  • petto congestionato
  • labbra o unghie blu o grigie
  • sonnolenza

Cosa devo fare se compare il mal di montagna?

L’unico modo per eliminare i sintomi è scendere di quota o prendere dei farmaci* (se non avete la possibilità immediata di scendere di quota). Se siete in un rifugio comunicatelo al rifugista, vi darà tutte le indicazioni per far fronte al malessere valutando se è il caso di scendere o se basteranno alcuni accorgimenti per farvi stare meglio, se siete in gruppo comunicatelo ai vostri compagni in modo che possano tenere sotto controllo la vostra situazione ed eventualmente chiamare i soccorsi.

Non siate sciocchi! Dite sempre la verità su come vi sentite, fare finta di stare bene in montagna non è mai una buona idea. Imparate anche ad osservare chi c’è attorno a voi, potreste salvargli la vita. In che modo? A volte si può fare tanto anche senza gesti eroici, è sufficiente guardare il comportamento di chi vi sta accanto. Accorgersi che c’è un problema se una persona vomita o sviene è facile, ma molti non sanno che il mal di montagna, se non trattato (perchè magari si prendono sottogamba i sintomi e non si fa nulla), può sfociare in edema cerebrale o polmonare. E soprattutto molti non sanno come si manifesta ad esempio l’edema cerebrale. Bene ve lo racconto io, e vi dico che (a meno che la persona che avete di fronte non sia evidentemente sbronza) se una persona si comporta in questo modo, molto probabilmente ha trascurato i sintomi di cui vi ho parlato prima. E a questo punto solo chi gli sta attorno può salvargli la vita.

Edema Cerebrale: come vi dicevo la persona con sospetto edema difficilmente è in grado di percepire da solo il suo stato, quindi se non vi bastano le apparenze. Vi basterà fargli qualche domanda banale che richiede “presenza” (che giorno è, dove siete, ecc) oppure, per la coordinazione, vi basterà fare come per l’alcool test e far camminare la persona mettendo un piede davanti all’altro. Se fa fatica a mantenere la direzione, cade o addirittura non sta in piedi senza aiuto è quasi sicuramente in atto una condizione di edema d’alta quota. Se è così, è tempo di farlo scendere senza pensarci. Se potete chiamare i soccorsi per recuperarvi e scendere almeno di 500/1000m di quota fatelo; se non avete la possibilità di farvi soccorrere, iniziate a scendere con lui/lei immediatamente (anche di notte) senza aspettare il mattino successivo perché potrebbe essere troppo tardi.

Edema Polmonare: se compaiono i sintomi che vi ho indicato prima bisogna ricordarsi che la persona deve essere trasportata, lo sforzo di camminare peggiora la situazione e spesso un edema polmonare grave può sviluppare anche un edema cerebrale. Una volta scesi ad una quota sicura, un paio di giorni di riposo dovrebbero essere sufficienti per la ripresa. Se tutti i sintomi sono completamente scomparsi è possibile ritentare (con molta attenzione) una risalita. L’edema polmonare può essere confuso con altri problemi respiratori: tosse da alta quota e bronchite (che a riposo consentono un respiro senza difficoltà e compaiono in assenza di segni come la spossatezza), polmonite (nel dubbio scendete di quota, una volta scesi l’edema guarisce mentre la polmonite no), asma (può anch’essa essere confusa, ma fortunatamente gli asmatici come me mostrano una condizione migliore in quota piuttosto che al livello del mare).

In generale possiamo dire che alla base del trattamento del mal di montagna acuto, oltre alla perdita di quota, ci sono: riposo, assunzione di  liquidi e blandi analgesici (aspirina, ibuprofene, paracetamolo). Normalmente è sufficiente fermarsi/scendere alla quota in cui i sintomi sono comparsi e riposare, nella maggior parte dei casi uno o due giorni sono sufficienti a riprendersi

*i farmaci devono ovviamente essere prescritti da medici competenti, che conoscono il vostro organismo e le vostre eventuali patologie. Vi posso dire che uno dei farmaci più usati per la profilassi e per il trattamento dei sintomi è il diuretico (tipo il Diamox), che forzando il corpo ad urinare permette un acclimatamento più rapido ed elimina parte dei sintomi in caso vi fosse impossibile scendere di quota. Per il trattamento dei sintomi più blandi invece si possono aspirina, ibuprofene, paracetamolo.

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Le Regole d’Oro

Possiamo riassumere quanto detto in tre punti, le famose regole d’oro per portare a casa la pelle:

REGOLA D’ORO N° 1: se non vi sentite bene in quota, è mal di montagna, a meno che non ci sia un’altra ovvia ed evidente spiegazione (come la diarrea).

REGOLA D’ORO N° 2: MAI salire se si hanno sintomi di mal di montagna!

REGOLA D’ORO N° 3: se i sintomi peggiorano, scendere immediatamente!

Per concludere possiamo dire che il mal di montagna è pericoloso solo se non riconosciuto e adeguatamente trattato, in caso contrario può semplicemente portare sintomi sgradevoli che si risolvono in modo semplice e senza conseguenze.

Aggiungo anche che il mal di montagna non compare solo a quote elevate (dai 4000m in su) come molti pensano, ma può comparire anche a quote molto più basse solo perché si è saliti in funivia facendo troppo dislivello in pochissimo tempo. No, non è un’esagerazione.. Posso dirvi che ho fatto brillantemente dei 4000, senza avere nessun sintomo (se non il classico “fiato corto” fisiologico per l’aria sottile) mentre sono stata malissimo in un rifugio a 3200 m facendo un terzo della strada e metà della fatica, solo perché sono partita dalla pianura senza acclimatamento e sono schizzata in funivia per quasi 1000 m. Per questo vi dico, siate consapevoli del vostro corpo e non abbiate paura di dire quello che vi sta accadendo. Potrebbe non succedere mai, perché il vostro fisico si adatta bene, ma potrebbe succedere anche a basse quote se il vostro corpo fatica ad adattarsi ed è necessario concedergli più tempo.

Buona montagna a tutti!

 

Autore: Giorgia Ricotti

 

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. iamtheoddnumber ha detto:

    Ottimo post, molto interessante e di facile lettura!
    Giulia

    Piace a 1 persona

    1. justoncemoretravel ha detto:

      Grazie, sono contenta che sia di facile lettura 🙂
      Era un po’ che volevo scriverlo perchè secondo me è una cosa molto importante per chi frequenta la montagna, soprattutto per chi ha poca esperienza e rischia di non dare il giusto peso ad un eventuale malessere.

      Piace a 1 persona

      1. iamtheoddnumber ha detto:

        Hai proprio ragione, è un fattore importante che spesso viene sottovalutato, il tuo articolo invece ne dà la giusta importanza! Complimenti!

        Piace a 1 persona

  2. Djscanf ha detto:

    Ottimo articolo, grazie!

    Mi piace

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