Le piccole Dolomiti dei Balcani

Una delle cose belle del mio lavoro ( quello ufficiale, la neurospicomotricista ) è che, lavorando sul territorio in un servizio sanitario pubblico, hai la possibilità di venire a contatto con persone di varie culture, imparando a conoscerne abitudini, tradizioni, curiosità; hai la possibilità di togliere ogni giorno un mattoncino dal muro del pregiudizio, usandolo per costruire ponti verso altri mondi che fino a quel giorno hai creduto pericolosi, difficili, poveri, sciocchi o chissà cos’altro solo perché di loro non sapevi nulla. O peggio, solo perché qualcuno ti ha fatto credere che fosse così.

Purtroppo le relazioni sociali in questo contesto lavorativo non sono le migliori per intavolare discorsi piacevoli, perché si tratta sempre di genitori che mettono nelle tue mani le difficoltà del loro bambino e che quindi stanno soffrendo. Spesso sono mamme che faticano a comprendere la nostra lingua, ma che imparano in fretta se gli regali un sorriso, e ho imparato che se dimostri interesse sincero verso quello che sono possono sentirsi meno lontane dalle loro radici e un po’ più accolte in questo nuovo mondo; così con la scusa di distogliere almeno per qualche ora l’attenzione dal loro problema, ho iniziato ha chiedere ad ognuna qualcosa del proprio Paese. Io sono curiosa per natura e per me i confini esistono solo nella testa delle persone, non avrei resistito comunque senza chiedere qualcosa. Inutile dirvi che in 11 anni qualche cosa l’ho scoperta, anzi direi che ho scoprendo luoghi in ogni Paese che fino a quel giorno mi erano totalmente sconosciuti, oltre al fatto che bisogna dubitare sempre di quello che vi racconta la gente, soprattutto se non è mai uscita dal proprio Paese. Una delle mie scoperte è proprio l’Albania!

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Sì sì, proprio la “terribile e pericolosissima” Albania. Così vicina eppure così lontana, sconosciuta e misteriosa, accompagnata quasi esclusivamente da retaggi culturali e conoscenze sbagliate derivanti dal pericolosissimo ‘sentito dire’. Quando le prime volte mi veniva raccontato dalle mamme dei miei piccoli pazienti di spiagge bellissime e dorate, di un mare incantato e di montagne che sembravano di sale tanto erano chiare, quasi non ci credevo. All’inizio pensavo che fossero racconti ingigantiti dalla nostalgia di casa o dal principio che ‘ogni scarrafone è bello a mamma sua’, invece con estremo stupore e piacere ho dovuto ricredermi! La mia percezione (come forse quella di molti) è sempre stata di un Paese con poco da offrire, soprattutto dal punto di vista paesaggistico, alimentando l’idea che l’Albania fosse un luogo remoto, misterioso al limite del pericolo e inaccessibile. La verità è che, come per molte altre cose, questa idea è stata solo il risultato dei decenni di isolamento politico e delle false credenze legate all’immigrazione degli anni Novanta.  Anche se ero piccola ricordo le immagini delle navi cariche di profughi trasmesse in TV, e credo sia questo il motivo per cui crescendo ho sempre pensato che l’Albania fosse un Paese che non aveva molto. D’altra parte, una bambina può solo pensare “se tutti scappano, sarà un posto orribile”. Crescendo ho capito quanto vengano strumentalizzate certe cose e che da un Paese non si scappa perché non c’è niente di bello, ma perché non c’è lavoro e la vita può essere difficile, ma finché nessuno ti apre gli occhi o ti da l’opportunità di cambiare idea, dentro di te resta solo quell’idea di bambina che “là non c’è nulla” anche se è totalmente sbagliata.

Finalmente è arrivato il momento di sfatare ogni falso mito e di toccare con mano tutti i luoghi di cui ho tanto sentito parlare dalle splendide persone che ho conosciuto. Grazie a Giuseppe Gaimari di MalD’Avventura ( http://www.maldavventure.it ) e al team di ITD FACTORY – The Art of Slow Adventure & Luxury Travel ( http://www.itdfactory.com ) quest’estate potrò perdermi tra le meraviglie delle Alpi Albanesi, con un trekking culturale nell’estremo nord dell’Albania: Scutari – Selce – Valle di Theth – Valbona – Scutari. Ovviamente non sarò sola, ci sarete anche voi e viaggeremo in compagnia di una guida locale per non perdere neanche una delle meraviglie di questi luoghi. Vi darò i dettagli del viaggio nella nostra sezione Viaggi di Gruppo ( che aggiorneremo con date e informazioni ), per ora vi dico perché vale la pena partire alla scoperta dell’Albania.

Superate lo stupore e lo scetticismo di chi vi dirà “ma davvero vai in vacanza in Albania?” e partite con noi per un viaggio che vi permetterà di esplorare una terra ancora lontana dal turismo di massa. Una lunga e soleggiata riviera, con spiagge dorate e un mare sorprendente, laghi e montagne dove camminare immersi in una natura ancora incontaminata, parchi archeologici di valore internazionale e antiche città diventate Patrimonio dell’UNESCO. Questa è l’Albania!

Una superficie che all’apparenza non è degna di nota, perché grande appena quanto Piemonte e Valle d’Aosta, ma che non manca di nulla. Attraversandola dalle Alpi del nord alle coste di Durazzo, e poi fino al Lago di Pogradeci, sembrerà quasi più grande, varia e articolata di quanto non sembri sulle carte geografiche. Gran parte di questa percezione è dovuta al fatto che questo Paese è prevalentemente montuoso. Non a caso l’Albania viene chiamato Il Paese delle Aquile dagli stessi abitanti: il nome con cui gli albanesi chiamano la propria nazione è Shqipëria, che deriva da shqiponja ( aquila ).

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Al contrario di quello che normalmente si pensa, superate le crisi e i conflitti, l’Albania guarda al futuro con fiducia e, come ha dimostrato anche recentemente con i flussi migratori attraverso i Balcani, è uno dei pochi Paesi di quell’area geografica dove si continua a credere e a praticare la pacifica convivenza tra diverse culture; a Tirana per esempio troverete, a distanza di pochi metri, moschee, chiese ortodosse e chiese cattoliche, simbolo del carattere multireligioso di questo Paese.

Ovviamente anche qui non è tutto rose e fiori ( ma dove non lo è!? ) perché l’Albania porta i segni dei cambiamenti della fine degli anni Novanta: abusivismo edilizio, consumo del territorio, difficoltà sociali. Il benessere non è equamente distribuito e purtroppo ancora oggi la scelta di emigrare è una strada percorsa da numerosi lavoratori e studenti. Ma la cosa bella è che oggi questo Paese non è più soltanto un posto “da cui andare via”, ma è diventato un posto “dove tornare” ed è la cosa più bella. Sentire un conoscente o la mamma di un paziente che dice “torniamo a casa per l’estate, ma questa volta non so se torniamo in Italia” con un sorriso che ti scalda il cuore, è davvero bello. Ti conferma ogni volta che si lascia la propria terra per disperazione, per paura o perché sei consapevole che lì i tuoi figli non potranno avere il futuro che avevi immaginato per loro; ma quando lo fai lasci una parte di te, quella più importante, quella che ti dice chi sei e chi vorrai essere, quella parte che non tutti in terra straniera sapranno capire o accettare e che spesso (purtroppo) rende la convivenza tra popoli così difficile. Quella parte che in fondo tiene accesa la speranza e la voglia di farcela per poter tornare a casa, dalle persone che ami.

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Che vi muoviate sulle rotte più battute o che vi avventuriate nelle zone meno turistiche, con noi o da soli, viaggiate abbracciando una prospettiva di turismo responsabile, consapevoli dell’impatto che la nostra presenza ha sull’ambiente che vi circonda, sulle abitudini e sulle tradizioni degli abitanti. Molte persone parlano italiano e sarà più facile essere turisti responsabili. Avrete la possibilità di alloggiare in famiglia o in piccole strutture a gestione familiare; inutile dirvi che qui il km 0 e il cibo biologico sono la normalità, così come i prodotti artigianali. Se ancora non vi abbiamo convinti, restate con noi! Vi racconteremo molte altre curiosità su questo splendido Paese tutto da scoprire.

Non ci resta che augurarvi Rrugë të mbarë! Buon viaggio!

 

Se volete leggere qualche altra curiosità, cliccate qui Tra i sentieri sconosciuti dei Balcani.

 

Se sei alle prime esperienze di trekking possono interessarti questi consigli:

Cosa vuol dire fare trekking – Dislivello e difficoltà – Una notte in Rifugio – Una notte in BivaccoViaggi in trekking

 

Autore: Giorgia Ricotti

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