Col fiato sospeso

Eh già, è proprio così. Sembra quasi uno scherzo beffardo del destino ma, il primato dei ponti tibetani più lunghi del mondo è tutto europeo. Anzi, tutto italiano!

Ma che cos’è un ponte tibetano?

So che per chi è abituato a vivere la montagna può essere una domanda banale e scontata, ma non tutti sanno esattamente di cosa si tratta. Storicamente le zone del mondo in cui si è sviluppata questa tecnica di ponte sospeso sono fondamentalmente due: sull’Himalaya e sulle Ande. Nella regione himalayana le tracce più antiche di questa tecnica risalgono al 600 d.C. e le più famose sono quelle del monaco tibetano Thang Tong Gyalpo ( XV secolo ), mentre sulle Ande si sa che le popolazioni Inca e Maya utilizzavano questa tecnica già prima dell’arrivo di Colombo.

Ad essere sinceri la denominazione di “tibetano” per i ponti costruiti al giorno d’oggi non è proprio corretta, perché il vero ponte tibetano è fatto in modo diverso sia per materiali che per tecnica costruttiva; ma possiamo abbuonare la definizione perché alla fine i nostri ponti tibetani nascono dallo stesso principio costruttivo, solo con qualche aggiunta di ingegneria moderna. Come nel caso del ponte tibetano più lungo del mondo, che con la sua struttura e tre funi (in corda e acciaio), una su cui si cammina e due come corrimano, vanta un tocco di genialità: sfruttare il carico di tensione tra le funi (collegate da “strali” perpendicolari) per ridurre l’oscillazione, in pratica più le funi sono tese meno si oscilla.

Dov’è il ponte tibetano più lungo del mondo?

Ebbene signore e signori, il primo ponte ad aggiudicarsi questo primato, come vi dicevo, ce lo abbiamo noi! E’ nascosto tra le valli torinesi, più precisamente a Claviere, un piccolo paese in Alta Val Susa a pochi chilometri dal confine francese. Negli ultimi anni si sono dati da fare in molti, ma a quanto pare nessuno è ancora riuscito a battere i 560 m di lunghezza ( 478 m + 90 m ) del ponte tibetano di Claviere.

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Svizzera e Austria, si sono date parecchio da fare per riuscire a strapparci ( se pur di poco ) il titolo, ma nonostante gli sforzi ancora niente di fatto. Nel Canton Vallese della Svizzera ( a Randa per la precisione) a luglio 2017 è stato inaugurato l’Europe Bridge, che con i suoi 494 m continuativi è stato già definito il ponte tibetano più lungo del mondo; tecnicamente lo è ( perché se vogliamo guardare il capello i 560 m del ponte di Claviere non sono continuativi ) ma scopriremo solo vivendo se questo cavillo deciderà le sorti di questo conteso primato. Primato o meno, un giro in Svizzera a toccare con mano quest’altro super ponte lo faremo di sicuro, e vi aggiorneremo sull’avventura! Gli amici del Tirolo invece si sono fermati a 406 m dell’Highline179. Qui ci siamo stati ( per caso ) l’estate scorsa di ritorno dalla Norvegia. E’ molto diverso da Claviere, ma è una figata pazzesca! Date un’occhiata qui Highline179.

Che siano 500 m o soltanto 50 m non fa molta differenza, o almeno per chi non soffre di vertigini! Sicuramente la lunghezza conta, perché se si è in difficoltà a gestire l’altezza o la sensazione di precarietà, anche solo un metro in più può sembrare eterno, ma la cosa bella di percorrere un cavo d’acciaio, un ponte tibetano in legno o in ferro, di camminare su una griglia sospesa o lungo un cammino in vetro, è quella sensazione che ti prende quando arrivi alle porte del cammino sospeso; quel brivido che ti percorre la schiena, un misto tra fastidio e goduria, che ti accompagna dal primo all’ultimo passo, ricordandoti ad ogni gesto quanto sei vivo. La canzone diceva “Vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare!” e se ascoltate con attenzione il vostro corpo vi renderete conto che è davvero così. Per me è una delle sensazioni più belle che esistano! Per me essere appesi ad un cavo con un imbrago ( che ti fa chiedere ogni volta “ma sto coso reggerà?” ) e camminare su tavolette “volanti” ( che ti fanno venire lo stesso dubbio ) mi fa vivere ogni volta molte cose: che devi pensare ogni passo con attenzione, lì non basta la superficialità con cui ci si muove di solito; che devi sentire il tuo corpo, lì non puoi ignorarlo perché da quelle sensazioni ne dipende la vita; che non puoi ingannare la tua mente come tenti di fare quando hai i piedi per terra, lì ci sei soltanto tu con le tue paure, i tuoi dubbi e le tue difficoltà. Stare appesi, che sia su un ponte o su una parete d’arrampicata, mi ricorda quanto siamo “precari” e piccoli, smorzando d’un botto la convinzione che abbiamo di essere perfetti e di potere tutto; ma soprattutto mi fa rivivere ogni volta una sensazione che dovremmo sempre portare con noi, la sensazione di essere umani e vivi! A Claviere ne avrete di tempo, e di strada, per provare questa meravigliosa sensazione!

Come funziona il ponte tibetano?

Raggiunte le porte dell’abitato di Claviere, troverete l’ingresso del Ponte Tibetano. Dal parcheggio potrete già avere un’idea, se pur vaga, di ciò che vi aspetta: affacciandovi a fianco dell’ingresso avrete sotto gli occhi l’ultimo tratto di ponte e una parte della Ferrata dei Bunker che potete percorrere in alternativa al sentiero di raccordo tra il secondo e il terzo tratto di ponte tibetano. L’ingresso al ponte costa 10€ – attrezzatura esclusa. Se non avete l’attrezzatura necessaria per affrontare il ponte ( cioè imbrago da ferrata con dissipatore a norma e caschetto ) potrete noleggiarla all’ingresso con un costo aggiuntivo di 5€. Mi raccomando.. abbigliamento adatto! Pantalone a 3/4 o lungo ( perchè l’imbrago che sfrega sulla pelle non è divertente e nemmeno sicuro ) e scarpe da ginnastica o da trekking se volete fare anche la ferrata. Pagato il biglietto vi verrà spiegato dal team come imbragarvi e come usare l’attrezzatura, vi verrà fatto vedere il percorso e consegnata cartina illustrativa di ciò che avete a disposizione e quali sono le regole da rispettare. Poi è fatta! Siete pronti a partire!! Seguite il sentiero che dalla chiesa vi porta fino all’imbocco del ponte; anche qui avrete modo di guardare cosa vi aspetta ( ed eventualmente ripensarci! ).

Arrivati alle porte d’ingresso e consegnato il biglietto, non avrete più scampo.. potrete solo andare avanti e godervi questa lunga scarica di adrenalina!! Il percorso del ponte tibetano attraversa le Gorge ( Gole ) di San Gervasio ed è costituito dalla successione di tre ponti in cavi. Si inizia con il primo ponte, che con i suoi 70 m vi porterà da un lato all’altro della gola.

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Si passa poi al ponte principale ( 408 m ) che questa volta segue il corso delle gole, ad un’altezza di 30 metri.

Alla fine di questo secondo ponte un sentiero porterà al terzo ed ultimo tratto di ponte tibetano ( 90 m ) dove si camminerà a circa 90 m d’altezza. Tempo complessivo di percorrenza dell’intero ponte: 1 ora.

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Un brivido in più

In alternativa al sentiero è possibile raggiungere il terzo ponte percorrendo la Via Ferrata dei Bunker. Il tempo di percorrenza ( o di sofferenza ) è di poco più di 1 ora e mezza [ ponte tibetano + ferrata ].

Difficoltà: AD+
Dislivello: 90 m
Tempi: 45 min

La ferrata inizia sul ponte in pietra al termine del secondo ponte tibetano. Si sviluppa in trasversale sull’esposta parete rocciosa che divide i due rami della Dora Piccola, in un susseguirsi di vari passaggi esposti e molto panoramici sulla gola, fino a raggiungere l’antica scala che serviva il bunker militare costruito per la seconda guerra mondiale.

La ferrata termina all’ingresso del bunker ( la catena è solo per chi lo visita in senso opposto e non deve uscire, voi sorpassatela ed entrate ). Siccome la ferrata è fattibile anche senza fare il ponte tibetano vi ricordo questa cosa: quando la biglietteria è aperta c’è illuminazione elettrica, altrimenti occorrre portarsi una lampada frontale. Usciti dal bunker, se venivate dal ponte tibetano e dovete concludere la vertiginosa passeggiata,  seguite le indicazioni per il ponte e percorrete l’ultimo tratto che vi porterà di nuovo al parcheggio.

 

In attesa di aggiornare l’articolo con il nostro video ( che stiamo preparando ) qui troverete un’emozionante anteprima di quello che vi aspetta!

Il video è tratto dal sito ufficiale del ponte di Claviere https://pontetibetano.eu

 

Se sei alle prime esperienze di trekking possono interessarti questi consigli:

Cosa vuol dire fare trekking – Dislivello e difficoltà – Una notte in Rifugio – Una notte in BivaccoViaggi in trekking

 

Autore: Giorgia Ricotti

 

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