Islanda

Da sempre paradiso di geologi e vulcanologi, sogno di ogni avventuriero, punta di diamante delle Bucket List di molti viaggiatori e idilliaco scenario per scrittori e sceneggiatori, l’Islanda è un Paese in continuo cambiamento. Qualcuno l’ha definita un Paese in divenire e, se avete almeno una vaga idea su questa grande isola nordica, non è difficile capirne il motivo.

Ai miei tempi a scuola non si studiava molto dei Paesi del Nord Europa, o almeno, io non ho grossi ricordi diversi dai banali “fa sempre freddo”, “c’è sempre buio/c’è sempre luce” o “non c’è niente e non ci abita nessuno”. Io ho sempre fatto parecchia fatica a studiare (quindi posso anche non ricordare molto bene le cose), ma geografia e scienze mi sono sempre piaciute un sacco quindi se non mi ricordo altro è perché forse non ci hanno detto molto altro. Ma non ha importanza, fin da piccola non erano le parole che attiravano la mia attenzione, ma le immagini e le sensazioni. Ricordo che la mia compagna di banco le foto sul libro non le aveva nemmeno guardate, sfogliando con sufficienza le pagine mentre pensava ad alta voce “uffa, che palle ci sono solo montagne..”. E io già allora ricordo di aver pensato “e qual è il problema?? Sono così belle!!”. Mi era bastato vedere due foto di quelle “noiose” montagne per perdermi in un viaggio mentale tra geyser, vulcani fumanti, laghi e pozze turchesi, paesaggi al limite dell’immaginazione, cascate giganti e iceberg galleggianti! Il mio viaggio mentale era talmente entusiasmante da farmi vincere un richiamo della professoressa, scocciata di vedermi con lo sguardo perso nel vuoto pensando a chissà cosa. E’ in quel brusco risveglio che nel mio cervello si è stampata chiara un’equazione: Islanda = 103.000 km² di meraviglia.

Crescendo ho capito che questa “landa desolata”, che per la maggior parte delle persone altro non è che inerzia e noia, è uno dei luoghi più vivi della Terra e soprattutto è ancora meglio di come l’avevo immaginata! E’ entrata con prepotenza nella top 5 dei luoghi da vivere almeno una volta nella vita, seconda solo al mio primo amore: la Terra del Fuoco.

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In questo articolo non vi racconterò cosa c’è da vedere, ma cosa cerco in questo viaggio e cosa vorrei condividere con le persone che vorranno venire alla scoperta dell’Islanda insieme a noi.

“Regno mitico governato dagli elfi e dall’energia dell’Artico, l’Islanda è il luogo in cui il passato incontra il futuro in una sinfonia di vento, pietra, fuoco e ghiaccio.” – Guida Lonely Planet Islanda

Già questo vi fa capire cosa andiamo cercando.

La materializzazione dei quattro elementi, che puoi toccare con mano in ogni loro forma fisica, rimanendo senza fiato di fronte agli elementi che lavorano in costante armonia per alimentare il potere della natura stessa. L’esperienza unica di sentirsi in un enorme laboratorio vulcanico a cielo aperto, dove anche i meno esperti possono comprendere a pieno i giochi dinamici del nostro pianete, imparando (forse) una volta per tutte quanto la terra su cui camminiamo sia viva e in continuo cambiamento. La sensazione quasi spaventosa di fronte alla piccolezza dell’uomo di fronte alla potenza della natura, quella sensazione che dopo l’iniziale turbamento ti riconcilia con quella parte antica di te, capace di rigenerarsi totalmente solo attraverso l’energia della Terra.

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A me non basta dire ci sono stata, non mi basta spuntare una voce sul tabellone solo perché sono stata 4 giorni a Reykjavik o perché ho percorso in auto la Hringvegur senza nemmeno fermarmi.

Io voglio sentire il respiro della terra tutto intorno a me, attraverso un geyser che spruzza o le calde fumarole del Magni e del Móði (ultime “creature” islandesi, nate dall’eruzione del 2010) capaci di cuocervi un hot-dog in un attimo. Voglio sentire la voce del nostro pianeta, salendo le pendici delle “maligne sorelle” Hekla e Katla, che ogni giorno minacciano di eruttare vapore, fumo e lava fino a sciogliere i ghiacciai e alluvionare le strette pianure sottostanti. Voglio sentire quella voce che ti fa tremare, che ti ricorda che sei tu a dover portare rispetto e, soprattutto, quanto devi (ri)imparare ad ascoltare l’ambiente che ti circonda; voglio sentire la potenza del vento, che ogni giorno crea meraviglie di roccia e spettacoli di rara bellezza. Voglio sentirmi totalmente disarmata di fronte alla precarietà di un luogo e alla potenza inaspettata con cui quel luogo può cambiare aspetto in un attimo; voglio farlo guardando da vicino quell’impronunciabile bocca vulcanica che nel 2010 ci ha dimostrato quanto tecnologia e ingegno sono niente di fronte alla forza della natura, l’ Eyjafjallajökull. Voglio godermi l’infinito candore della regina dei ghiacci, la bianca calotta del Vatnajökull , con i ramponi ai piedi e uno zaino sulle spalle, in quel surreale silenzio glaciale rotto solo dai tuoi passi.

Voglio camminare in lungo e in largo in questo Paese dove ogni sasso ha una storia e ogni passo un nome. Voglio perdermi nei magici colori dell’entroterra islandese, dove accanto ad una fumarola dorme un tetto di ghiaccio o dove nel bel mezzo di una pianura nera e inospitale sbocciano fiori e cespugli dai colori brillanti. Non voglio vedere tutto questo da lontano, voglio attraversarlo, percorrendo le dune color caramello e la terra che fuma del Laugavegurinn ( 2-5 giorni di trekking ); voglio percorrere il sentiero geologico da Ásbyrgi a Dettifoss ( 2 giorni di trekking ) in una carrellata di fenomeni geologici che si conclude con il rombo della cascata più potente d’Europa; voglio perdere le parole, un passo dopo l’altro, in cammino sul “sentiero del corno” o Hornsleið ( 4-6 giorni di trekking ); e soprattutto, come è successo per le Isole Lofoten, voglio camminare nei panorami da cartolina ancora inesplorati dalla maggior parte degli escursionisti, percorrendo l’intero anello di Kerlingarfjöll.

Voglio perdermi ( anzi ritrovarmi ) nella paziente attesa di avvistare una balenottera a Húsavík, una foca nella laguna di Jökulsárlón o una pulcinella di mare a Borgarfjörður Eystri. Voglio godermi la pace nelle pozze calde del Landmannalaugar e ammirare le rosse colline vulcaniche dalle fumanti piscine naturali di Mývatn, raccogliendo le idee per nuove fantastiche avventure!

E dopo aver fatto tutto questo, voglio partire! Sulle tracce dei primi esploratori che, con fiducia e coraggio, lasciarono le spiagge islandesi alla volta dell’ignoto. Per andare dove? Groenlandia, se vi va, o se preferite Isole Fær Øer! Voglio tornare a casa con ancor più consapevolezza di un pensiero che mi accompagna da sempre:

“ Guardate nel profondo della natura, e allora capirete meglio tutto ” – Albert Einstein

Sì.. voglio anche tornare, quando sarà buio, quando arriveranno le lunghe notti artiche, illuminate solo dal caleidoscopio celeste che da millenni incanta l’uomo con le sue danze colorate, per restare con il naso all’insù nell’emozionante attesa di quell’effimera meraviglia chiamata Aurora Boreale; voglio stupirmi ancora una volta di quanto il mondo attorno a noi è capace, e sentire per la prima volta la voce del cielo.

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Viaggiando attraverso la Scandinavia ( Isole Lofoten, Lapponia e Svezia ) ho capito che le Terre del Nord, con la loro natura selvaggia e irruenta, che segna profondamente paesaggi ancora inviolati, hanno la capacità quasi magica di trasformare il comune in sublime: un banale bagno in piscina diventa un’esperienza unica se immersi in una laguna geotermale, una passeggiata sulla spiaggia diventa un’avventura tra enormi iceberg se ci si trova su un’isola vulcanica al di sopra del circolo polare artico, una semplice camminata si trasforma in un trekking avventuroso dalle bellezze incredibili e una comune notte in tenda può riempirvi gli occhi (e il cuore) con i colori dell’aurora boreale o dell’infinito tramonto del sole di mezza notte. Ho capito che è quel “niente”, di cui (s)parla tanto, ciò che cerco e di cui ho tanto bisogno; perché è quel niente a riempire, e a rigenerare il cuore prima ancora degli occhi. Se siete come me, avete bisogno di sentire quel silenzio tutto intorno per ritrovarvi; avete bisogno di sentire quel respiro sotto i vostri piedi, un passo dopo l’altro, e dentro le vostre vene; avete bisogno di vedere “niente” tutto intorno a voi, fin dove si perde lo sguardo e inizia l’immaginazione, per ritrovare il vostro confine; avete bisogno di respirarlo quel “niente”, perché per voi è vita.

copertina

Se anche voi avete bisogno di tutto questo, venite con noi alla scoperta dell’isola di fuoco e di ghiaccio!

 

Autore: Giorgia Ricotti

 

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. amazedtraveller07 ha detto:

    Bellissimo articolo! Leggendolo mi é venuta voglia di partire subito per questo magnifico paese! Il nord Europa ha un fascino particolare: io sono stata alle isole Orcadi, all’estremo nord della Scozia, dove d’estate non fai mai buio del tutto e sono riuscita a vedere qualche sprazzo di aurora. Il tuo articolo mi ha fatto tornare in mente le sensazioni che ho provato durante il mio viaggio! Se hai voglia di dargli un’occhiata ti lascio qui il link: https://progettailtuoviaggio.wordpress.com/2018/02/07/sing-me-a-song-of-a-lad-that-is-gone-la-bellezza-nascosta-e-selvaggia-della-scozia/
    A presto! amazedtravveler07

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    1. justoncemoretravel ha detto:

      Grazie mille! 😊 Sì le regioni del Nord hanno qualcosa di magico e indimenticabile. Grazie per il link, lo leggerò sicuramente 😉

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  2. alexiel80 ha detto:

    Bellissimo pezzo, è il mio viaggio dei sogni quello dell’Islanda ma dovrò pazientare ancora un po’. Mi rifaccio andando “leggermente” a nord verso le Highlands. Trovo che le terre del nord abbiano un fascino tutto loro fatto di vuoti che ti lasciano senza parole e una tranquillità che nel quotidiano è praticamente utopia.

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    1. justoncemoretravel ha detto:

      Grazie, sono contenta che ti è piaciuto😊 Bellissime anche le Highlands, non sono mai stata ma spero di farlo. Brava, quel silenzio è unico e a me nel quotidiano manca davvero tanto.. Fammi sapere delle Highlands, sono curiosa! 😉

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