Viaggi in trekking

Quest’anno i progetti sono tanti e alcuni anche un po’ impegnativi. Mentre pensavo all’organizzazione, al materiale e alle strategie per migliorare alcune cose rispetto agli anni precedenti, mi sono accorta che se qualcuno mi avesse fatto notare alcune cose quando ero alle prime armi, forse mi sarei evitata alcune spiacevoli situazioni dovute alla mancanza d’esperienza (o di cognizione in alcuni casi). Facevo due chiacchiere con le persone che verranno con me, abituate al trekking (anche impegnativo) ma di 1-2 giorni al massimo, ho ricordato anche che alcune cose si danno per scontate “perché tanto vai in montagna” ma che scontate non sono se devi dormire fuori, o se devi portarti lo zaino per 4-5 giorni di fila. Così ho pensato di racchiudere quello che, secondo me, è importante per risparmiare tempo nel preparare lo zaino e per evitare fatica inutile in cammino o spiacevoli sorprese. Per strada ce ne sono sempre di scorta di imprevisti, se ne evitiamo qualcuno è meglio!

attrezzatura tecnica
Risultato ottimale dopo anni di errori

Scarpe

Come molti di noi hanno imparato a proprie spese con bolle, vesciche, dolori e quant’altro di più spiacevole ci possa essere, avere delle scarpe comode è fondamentale. E in un cammino di più giorni è vitale! Finché tornerete a casa la sera è un conto, avrete sofferto mezza giornata ma il giorno dopo potrete girare anche in infradito, ma se ( oltre alle sofferenze della giornata ) il giorno dopo dovrete ricominciare da capo ( magari per altri 2 giorni ).. eh, vi assicuro che una tortura e maledire il giorno in cui non avete pensato a quella cosa non sarà abbastanza! Vi assicuro che parlo per esperienza: il ritorno dal Ghiacciaio del Rutor me lo ricordo ancora ( e credo se no ricordino anche i miei compagni )perché l’emozione di aver fatto il mio primo ghiacciaio è stata miseramente cancellata dalle piaghe sui piedi, tanto che gli ultimi 200 mt di dislivello li ho fatti a piedi scalzi sotto la pioggia perché avevo i piedi talmente devastati che tenendo su gli scarponi mi veniva perfino il vomito.. Per non parlare di una banale passeggiata tra i pascoli delle Dolomiti che mi è costata 3 giorni di vacanza con dolori lancinanti ad un ginocchio e tendinite da fare invidia un runner, solo perché la scarpa che indossavo aveva la suola rigida e non mi faceva appoggiare il piede in modo naturale sul terreno.

Detto questo, non esiste una marca o un modello che va bene per tutti o per tutto, perché ognuno di noi ( anche se all’inizio non ci si pensa ) ha esigenze e conformazione differente. Qui di seguito vi elenco le cose su cui dovete fare attenzione o riflettere maggiormente quando decidete di comprare una scarpa/scarpone per fare trekking:

  • Non deve far sudare il piede: vi accorgerete provando vari tipi di scarpe che, una volta infilato il piede, alcune vi daranno una sensazione di “calore” al piede, mentre altre no. Ecco, le prime non vanno bene perché vuol dire che non lasciano traspirare correttamente il piede.
  • Non devono comprimere: devono avvolgere, ma non stringere ( da nessuna parte ). Devono sostenere ed essere confortevoli. Tenete sempre conto che camminando i piedi si gonfiano, quindi quando deciderete che numero prendere non prendetele giuste giuste. Sfatiamo il mito del numero in più, le “regole” per la misura sono queste: giusto spazio davanti ( mettervi sulle punte, se niente infastidisce sono giuste ) per non comprimere le dita in discesa, giusto spazio dietro ( la scarpa non deve sfregare il tallone ), i lati non devono né comprimere né “ballare” ( cioè essere troppo larghi ) e nel caso dello scarpone non deve né sfregare né comprimere le caviglie una volta allacciato completamente.
  • La suola deve essere resistente ma morbida, in modo da adattarsi ai diversi tipi di terreno che troverete durante il cammino.
  • Devono essere leggere: non nel senso di materiale ma nel senso di peso della scarpa. Vi assicuro che al quarto giorno di cammino un etto avanti o indietro da porte può fare una grande differenza.
  • Devono essere impermeabili, possibilmente con membrana in Gore-tex® ( per saperne di più https://www.gore-tex.it/ )

Io vi consiglio sempre uno scarpone, perché sia in montagna o che in mezza collina troverete diversi tipi di terreno ( quindi caviglie e ginocchia vanno protette ) e soprattutto corsi d’acqua che talvolta devono essere guadati ( e la scarpa alta vi eviterà di fare il resto della giornata con i piedi a mollo ). Ma se preferite un paio di scarpe perché vi sentite più a vostro agio, scegliete tra i modelli da Trail Running perché secondo me sono le più adatte per questo scopo. Le linee guida per la scelta sono sempre le stesse.

Quando le comprate ovviamente non potete testare tutto, c’è sempre un minimo di rischio, per questo il consiglio è di usarle sempre almeno una volta prima di partire per il vostro trekking. Anzi, se potete usatele più volte prima di partire: uno perché tutte le scarpe nuove sono più rigide, due perché più le usate e più le conoscete, quindi saprete stimare almeno in parte se sono state la scelta giusta per accompagnarvi in viaggio. Un altro consiglio che mi sento di darvi, è questo: non lasciatevi confondere dalle mille parole dei commessi, non per sfiducia nei loro confronti ( sulle caratteristiche tecniche del prodotto sono sempre molto preparati e vi sanno davvero dire tutto ) ma perché le scarpe loro non le hanno provate, e anche se lo avessero fatto, le loro esigenze o sensazioni non sono le vostre. Le scarpe vanno “sentite”, perché possono essere tecniche e costose finché volete ma se fanno male i piedi sono soldi buttati ( anche in questo caso parlo per esperienza.. 265 € chiusi nell’armadio e spolverati solo con il giramento di balle! ). Se facendo due passi in negozio avete anche solo il minimo fastidio, rimettetele sullo scaffale.

Negli anni ho imparato che per una scarpa/scarponcino non bisogna fare economia, si può fare su una maglietta, un pantalone, o mille altre cose, ma per zaino e scarpe no. E’ troppo importante camminare bene quando il viaggio è lungo.

Zaino

Come per le scarpe, anche lo zaino è una di quelle cose che molti di noi hanno imparato a scegliere a proprie spese. Io per prima in cantina ho una vasta collezione di incauti acquisti che farebbero invidia al reparto trekking del Decathlon. Per lo zaino la diversità tra una persona e l’altra è ancora più determinante, soprattutto per le marche che non fanno differenza tra donna e uomo. A questo proposito faccio subito una precisazione, la differenza tra zaino da donna e zaino da uomo non è il colore ( anche se alcune marche a volte lo scordano ) … ma la vestibilità. Com’è facilmente intuibile la silouette femminile è diversa da quella maschile, e alcuni accorgimenti per la versione woman sono davvero utili. Per farvi un esempio incisivo scelgo l’aneddoto di seguito: primo per farvi capire l’importanza di avere attrezzatura femminile, secondo perché io per prima ( non avendo questo tipo di problema perché sono praticamente un’asse da stiro ) non ci avevo mai pensato prima di allora. Anni fa sono andata a comprare uno zaino con un’amica, aveva bisogno uno zaino da trekking per più giorni e dopo un elegante chiacchierata con il commesso ( che voleva a tutti i costi venderle un tipo di zaino ) la scena si è conclusa con lei che diceva a lui: “ Ti piacerebbe camminare 4 giorni con le balle strizzate tra le cuciture dei pantaloni..?? Ecco.. io non cammino 4 giorni con le tette compresse dal cinturino degli spallacci!!”. E’ un po’ volgare, ma secondo me rende bene l’idea.

Detto questo, la funzione dello zaino è quella di proteggere la schiena dal peso del contenuto e di preservare l’andatura, cioè di non farci camminare con posture scorrette che vadano a gravare sugli arti inferiori; inoltre non deve pesare neanche su collo e arti superiori. Come per le scarpe, oltre a non esserci una marca o un modello che va bene per tutti o tutto, è necessario riflettere su varie cose soprattutto se la scelta è per un trekking di più giorni; tenere sulle spalle uno zaino scomodo un giorno soltanto è un discorso, camminare più giorni con uno zaino scomodo sulle spalle può fare anche dei danni ( oltre a rovinarvi il cammino ). Le cose da tenere presenti sono queste:

  • Schienale imbottito o con conformazione anatomica
  • Spallacci rinforzati
  • Cinghietta pettorale e cinghia lombare: il peso dello zaino in un trekking di più giorni può essere elevato, le cinghie servono per scaricare il peso equamente sulle varie parti del tronco. Per questo devono “cadere bene”, non devono dare fastidio al petto o al seno e la cinghia lombare deve appoggiare nel punto giusto ( altrimenti non scarica in modo corretto ).
  • Tasche a seconda delle vostre esigenze
  • Lacci, ganci, asole, elastici, retine, ecc. a seconda delle vostre necessità. Devono essere comode e di rapido accesso.
  • Deve dare libertà di movimento senza “sballottare” sulla schiena: gli spallacci non devono schiacciare le spalle e devono permettere il movimento delle braccia, non deve bloccare o limitare il movimento di collo e bacino.

Anche se le prime volte vi sentirete ridicoli, chiedete al commesso di “caricarvi” lo zaino per avere un’idea se può essere comodo o meno.

Per la capienza potremo dividere gli zaini in due grandi categorie a seconda della durata del trekking:

  • 2-3 giorni: uno zaino tra 35l e 50l può essere più che sufficienti
  • Dai 4 giorni in su (o per 2-3 giorni ma con molta attrezzatura): tra 50l e 80l, oltre è disumano se non siete allenati a dovere..

Io ho imparato l’arte dell’auto limitazione, come per la valigia. Più è grande, più lo riempio quindi tendo a ridurre la capienza per non mi viene neanche in mente di portare cose inutili.

Abbigliamento

Le considerazioni che faremo e gli elenchi che troverete riguardano la stagione primavera/estate, per l’inverno è necessario fare altre considerazioni ( ma le faremo in futuro ). Mi riferisco soprattutto a due fattori che possono fare la differenza:

  • Capi traspiranti: che permettono al sudore di fuoriuscire dal capo di abbigliamento, evitando il fastidiosissimo effetto “bucato a mano” (cioè quando i vestiti si inzuppano di sudore e non asciugano).
  • Capi impermeabili: che resistono all’acqua. A questo proposito vale la pena di fare una distinzione tra antipioggia, impermeabile e idrorepellente. I primi due si riferiscono alla capacità del capo di abbigliamento di trattenere la pioggia sulla sua superficie, il terzo è un rivestimento ulteriore del capo (già antipioggia o impermeabile) che semplicemente migliora la prestazione. Cosa vuol dire? Che se dovete stare sotto la pioggia per un giorno intero (o peggio per giorni..) alcuni materiali possono raggiungere il livello di saturazione e non tenere più la pioggia perfettamente. Quindi sarebbe buona cosa avere un capo almeno impermeabile, cioè con il grado più alto di protezione dalla pioggia (escludendo l’aggiunta dello strato idrorepellente). Detto questo, se volete un capo tecnico che vi eviti “l’effetto sauna” (non solo il sudore prodotto in cammino resta sotto il poncho/dentro il k-way ma suderete pure il doppio..) dovete abbinare l’aspetto traspirante; il materiale migliore è il Gore-tex® ( per saperne di più https://www.gore-tex.it/ ) ma il prezzo cambia.

Cosa non può mancare nello zaino

Soprattutto se il cammino è lungo non si può sempre avere la certezza sul tempo che si trova. Quindi è meglio avere sempre nello zaino alcune cose indispensabili.

  • K-way/poncho con cappuccio ( sembra una banalità ma io sono riuscita a fare anche questo all’inizio.. pensavo “tanto ho il cappello”.. La prima volta che ho preso la pioggia avevo l’acqua fin nelle mutande, perché entrava dal colletto del k-way )
  • Coprizaino: gli zaini moderni lo hanno già in dotazione agganciato in qualche tasca, se dovete comprarlo a parte fate attenzione alla misura.
  • Calze di ricambio ( anche questa è un’apparente banalità ma vi renderete conto di quanto sia vitale all’arrivo in rifugio dopo una giornata di pioggia che vi ha inzuppato pure le calze.. )
  • Indumenti pesanti per la sera/freddo, leggeri per il giorno/caldo ( imparate a vestirvi “a cipolla” )
  • Scalda collo, cuffia e guanti leggeri
  • Cappello/bandana
  • Occhiali da sole
  • “pigiama” ( un cambio per dormire )

Altre all’abbigliamento

  • Sacco lenzuolo se dormite in rifugio
  • Ciabatte ( in rifugio in genere le trovate, ma non è detto che ci siano per tutti o che ci sia il vostro numero.. quindi portatene un paio da casa che non pesino troppo )
  • Bastoncini ( possibilmente leggeri e pieghevoli )
  • Torcia frontale
  • Sacchetto per la spazzatura
  • Strumenti tecnologici a piacere ( ricordatevi sempre che è tutto sulle vostre spalle.. ) tra cui almeno cellulare/gps, carica batterie ( normale se farete tappa in rifugio, a pannelli solari se non avrete corrente a disposizione )
  • Kit pronto soccorso ( esistono già pronti anche nei negozi di sport )
  • Medicine personali e medicine di prima necessità: antidolorifico, antipiretico, disinfettante, fermenti lattici, antibiotico ad ampio spettro, crema idratante e lacrime artificiali. Sarebbe buona cosa anche il potabilizzante per l’acqua, che non si sa mai.
  • Acqua e cibo per il trekking in base alle tappe
  • Cartina ( o se non siete voi a dover gestire il trekking, almeno qualche riferimento di destinazione da fornire in caso di emergenza )

capi non tecnici1

Come fare lo zaino

L’ultima, ma non meno importante, delle cose che ho imparato sulla mia pelle ( e in questo caso non è solo un modo di dire ) è come fare lo zaino. E soprattutto, quanta roba ( inutile da non ) portare mi sono caricata sulle spalle le prime volte.. Con il tempo imparerete che il materiale tecnico costa un po’ di più, ma è più leggero e occupa spesso meno spazio ( o comunque vi evita di portare magari due cose per avere lo stesso risultato ); imparerete che bisogna essere preparati per ogni tipo di condizione meteo, ma c’è un modo funzionale per evitare di portarsi dietro ogni volta mezza casa; dopo un paio di giorni di trekking a carico massimo incomincerete a pensare che “forse il bagnoschiuma non era necessario..” e al quarto giorno di cammino ( dove lo zaino sembra pesare il doppio ) avrete la certezza che la maglia puzzolente messa più volte non è un problema, basta il sapone a secco; e infine ( cosa per me più dura da abbandonare ) imparerete a scegliere l’attrezzatura fotografica da portare, così come la tecnologia necessaria.

Altra considerazione è sulla disposizione delle cose nello zaino, arte imparata a suon di cervicale e formicolio alle braccia.. Il mio consiglio è di procedere in questo modo: fate una lista di quello che pensate sia necessario, disponete tutto ben in vista su letto o divano ( se già vi state domandando come farà tutta quella roba ad entrare nello zaino, vuol dire che è troppa ), provate a mettere tutto nello zaino e dopo averlo chiuso ( ammesso che ci riusciate ) caricatelo sulle spalle. Se mentre prendete lo slancio per caricarlo sulle spalle finirete faccia a terra, vi sarà chiaro che c’è qualcosa da lasciare a casa; se invece sarete rimasti in piedi, provate a camminare per casa ( facendo gradini e cose varie ) per capire se la distribuzione del peso sulla schiena è bilanciata. Grande o piccolo, pesante o leggero, lo zaino deve essere equilibrato, sia per salvaguardare la vostra schiena in cammino che per evitare di perdere l’equilibrio muovendovi durante il viaggio. La regola generale che hanno insegnato a me è questa: le cose pesanti sotto – le cose leggere sopra ( per scaricare il peso sulla cintura e non caricare il collo ), nelle tasche laterali deve esserci più o meno lo stesso peso ( ad es. invece che 1l d’acqua in una sola tasca, 500ml a destra e 500ml a sinistra ) e le cose agganciate esternamente allo zaino non devono né dondolare né sfilarsi muovendosi.

Preparazione fisica

Come è facile immaginare, materiale tecnico e attrezzatura non bastano per affrontare un trekking di più giorni, così come non bastano per affrontare anche l’escursione di uno. E’ l’ultimo punto della lista solo perché non sono una personal trainer o una preparatrice sportiva, ma solo una persona che ha maturato negli anni esperienza personale facendo trekking in autonomia. Non troverete né consigli tecnici né allenamenti, solo alcune considerazioni che mi sento in dovere di fare.

Bisogna tenere a mente queste 4 cose:

  • Tipo di attività fisica che dovrete affrontare ( un cammino in pianura, un trekking in montagna, a piedi nel deserto, ecc. )
  • Dislivello da affrontare ( in salita e in discesa, perché per le vostre gambe è sempre fatica anche la discesa )
  • Chilometri da percorrere
  • Quota massima da raggiungere ( troverete tutti i dettagli qui Mal di montagna )

Tutto questo per dire che la palestra va bene, rinforza i muscoli, ma ricordate che la forza non basta; servono anche fiato e resistenza perché lo sforzo è prolungato nel tempo ed è un diverso tipo di impegno fisico. Se siete abituati a correre avrete sicuramente gambe e fiato a sufficienza, ma forse non siete abituati a portare pesi sulle spalle o a fare dislivelli impegnativi ( gli sforzi sono differenti ). Se invece già camminate ( in montagna intendo ), vi basterà allenare la resistenza aumentando il dislivello da percorrere di volta in volta. Nel dubbio, chiedete a qualcuno di competente in materia, perché una preparazione fisica è necessaria ma varia da persona a persona e riassumerla in un articolo non ha molto senso.

copertina

Buon cammino a tutti!

 

Se sei alle prime esperienze di trekking possono interessarti questi consigli:

Cosa vuol dire fare trekking – Dislivello e difficoltà – Una notte in Rifugio – Una notte in Bivacco

 

Autore: Giorgia Ricotti

41 commenti Aggiungi il tuo

  1. iamtheoddnumber ha detto:

    Ottimi consigli! Io mi trovo bene con gli zainetti Quechua da basso litraggio, ma quando si tratta di trekking lunghi allora tiro fuori il mio High Sierra 40L: è perfetto! Il mimo ragazzo invece non si separa mai dal suo Osprey…e ci credo, ha uno schienale pazzesco!

    Piace a 1 persona

    1. justoncemoretravel ha detto:

      Esatto, per le uscite di un giorno va bene quasi tutto ma se devi camminare parecchio ci vogliono cose confortevole. Grazie per la dritta delle marche, li proveremo 😉

      Piace a 1 persona

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