Il dono del tempo

Come avrete capito una delle mie (e  nostre) frasi preferite è questa:

“ Il dono più grande che puoi fare a qualcuno è il tempo…”

E’ una di quelle frasi dall’apparenza banale che però, se capita a fondo, nasconde un grande insegnamento. Fino a non molto tempo fa anche per me questa frase era semplicemente un pensiero bellissimo al confine tra fantasia e utopia. Ma per fortuna qualcosa è cambiato, e spero che questo insegnamento resti ben piantato nella mia testa; come un faro, che con la sua luce non solo ti guida quando brancoli nel buio, ma può anche salvarti la vita quando navighi in acque pericolose. Un po’ come è successo a me. Sì perché solo nell’ultimo anno ho realizzato cosa sia davvero il tempo, quanto lo sottovalutiamo e quanto ne facciamo cattivo uso. E ho imparato anche che non vale solo per il tempo che condividiamo con gli altri, vale anche (e soprattutto) per noi stessi. Già perché l’essere umano in genere funziona così: ti accorgi di quanto una cosa è importante solo quando ne senti la mancanza, o peggio, l’hai persa. Scrivo questo articolo oggi perché mancano più o meno 10 giorni alla mia libertà e spero questa volta di farne buon uso, a differenza di quello che è successo l’anno scorso.. Scrivo con la speranza di far riflettere ancora una volta me stessa e (forse) anche qualcuno di voi. Sul fatto che la vita è una sola ( o almeno così si dice ) e il tempo scorre.

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Come dicevo, l’anno scorso sono rimasta a casa dal lavoro per la prima volta ( più o meno per scelta e con un barlume di speranza nel cambiare lavoro ) e mi sono trovata dall’oggi al domani ad avere un sacco di tempo a disposizione, così senza essere in vacanza o senza essere in giro per il mondo; senza stipendio ovviamente ( ma questa è un’altra storia ), ma sono passata in una notte dalla vita frenetica al cazzeggio più totale. “Una figata!!” direte voi, “un incubo..” vi dico io.. Sì avete sentito bene: un incubo. Perché? Perché passato l’entusiasmo e la sensazione di essere in vacanza le cose cambiano, di parecchio anche. Quando i soldi sono agli sgoccioli e non sai dove sbattere la testa per ripartire, è panico.. La cosa che mi ha fatto più paura di tutte è stata trovarmi di fronte all’incapacità di gestione del tempo, per rilassarmi prima e per costruire il futuro poi. Siamo abituati a pensare che se non porti a casa uno stipendio non vali nulla, o devi renderti utile in altro modo; prenderti del tempo in quel contesto non è concepito. E siamo talmente abituati a correre a destra e a sinistra in preda ad obblighi e doveri  che, oltre a non essere più in grado di fermarci, siamo anche incapaci di impiegare nel modo migliore (per noi) il tempo che abbiamo a disposizione. Anche quando fermarsi è necessario, perché sei logoro, si ha sempre quella sensazione che fermarsi è una perdita di tempo..

Io mi sono accorta che il 90% della mia vita l’ho passata a correre dietro a qualcosa o a qualcuno.. Ho iniziato presto, a 6 anni già rincorrevo il mondo, perché sono dislessica e per stare al passo con gli altri ho dovuto correre più forte che potevo. Ho deciso di fare il liceo lontano da casa, l’Università anche, il Master pure. Indovinate dove ho trovato lavoro!? Esatto. Ciò significa che ho passato circa 20 anni a fare la pendolare: in corsa già alle 6 del mattino per prendere un treno.. poi di corsa dalla stazione a scuola o al posto di lavoro.. studiare o lavorare con l’orologio sempre sotto controllo ( perché se sgarri di 30 secondi resti a piedi ).. in corsa di nuovo verso la stazione sperando di fare in tempo. Gli unici momenti in cui ero ferma era in occasione dell’immancabile ritardo del treno, ma su una pensilina agli orari più improbabili puoi solo romperti le palle senza poter fare altro di utile. Perfino seduta su un treno c’era sempre qualcosa da fare: ripassa, fai i compiti, leggi per l’esame, organizzati l’agenda e fai le telefonate. E quando scendi? In corsa verso casa dove ( rigorosamente dopo aver adempiuto ad obblighi e doveri ) cerchi di rosicchiarti uno straccio di vita nel poco tempo che ti resta. Aaaah ma poi “C’è il weekend!” direte voi, “..ma sono sempre stata una cogliona..” vi dico io. Non aveva importanza che fossi al mare, in montagna al lago o in campagna, per paura di non avere abbastanza tempo per fare cose o vedere posti mi sono sempre riempita le giornate; anche quando ho iniziato ad andare in montagna ho usato la stessa tecnica, ma la cosa più drammatica è che l’ho sempre fatto senza rendermene conto. O peggio, pensando che fosse normale fare così “perché se no non c’è tempo..”. Mi sono accorta solo dopo anni che metà dei posti raggiunti facendo trekking quasi non me li ricordo nemmeno. Esatto, non me li ricordo.. o meglio, mi ricordo il punto di arrivo o la cima, ma ricordo a stento la strada che ho fatto. Credetemi, non ho l’Alzheimer, ho un’ottima memoria fotografica e un buon senso dell’orientamento. Non me li ricordo per un motivo molto più triste a mio avviso: tanto per cambiare correvo. O come si dice da noi, li ho fatti capo chino e passo svelto.. Per stare in gruppo bisognava stare al passo, per stare al passo bisognava correre, correre voleva dire partire presto, fare presto e tornare presto, spesso mangiando al volo senza neanche avere il tempo di godersi la meta (figuriamoci il cammino). Mentre lo facevo un pochino mi domandavo il perché di tutta quella fretta, ma ero giovane e allenata quindi non facevo fatica a correre e soprattutto pensavo fosse normale così. Tutto era così, perché li doveva essere diverso? La vita è una corsa, fatta solo di obblighi e doveri, perché mai lì doveva funzionare in modo diverso?

Anche le vacanze erano così. Per molti forse lo è ancora. Pensateci. Si aspetta tutto l’anno di andare in vacanza, spesso ci si arriva agonizzanti ( che non basterebbero mesi per riprendersi ) e, se non strisci, le quattro energie che ti restano te le bruci per vedere, fare, disfare finendo per tornare più stanco di quando sei partito. Molti di voi mi diranno “Eh ma il tempo è poco!” certo, ma non perché il weekend è troppo corto o perché le vacanze sono troppo brevi. L’ho capito un po’ tardi ma si dice che sia meglio che niente. Non è vero che il tempo è poco, di tempo ce n’è abbastanza per fare tutto; il vero problema è che usiamo male il tempo che abbiamo a disposizione. Non solo quello del fine settimana o delle vacanze, ma il tempo che abbiamo a disposizione ogni giorno.

Ho passato una vita a rincorrere cose e persone, e il “tempo libero” era dedicato all’unica cosa possibile.. stare male e tentare di mettere una pezza ad ogni disturbo psicosomatico da stress che saltava fuori. Posso vantare una vasta ed insolita gamma di sintomi, tanto che mi sono sentita dire più volte “..sa che la studierei volentieri!!”  ( e vi assicuro che in questa frase non c’è niente di osceno.. ). Correvo talmente tanto che ho dovuto incasellare desideri e pensieri nella lista mentale con l’etichetta Cose da fare quando avrò tempo, e quando ho avuto tempo cos’ho fatto!? Ho trovato una scusa. E se non bastava la prima ce ne era sempre una di scorta.. c’era sempre un obbligo, un dovere, una necessità creati ad oc per riempire tutto quel tempo in modo da farmi correre sempre e comunque. I soldi, la casa, la ricerca di un lavoro, e via andare. Mi sono nascosta ( senza saperlo ) per mesi in questa cosa, senza neanche rendermi conto che quello di cui avevo così tanto bisogno era gratis! Poi ho trovato un altro lavoro che, neanche a dirlo, mi ha obbligata a correre di nuovo. Anzi, più di prima e per la metà dei soldi ( un genio vero!?!? ). E adesso sono qui, un anno dopo, a guardare la stessa scena: la fine di un contratto e lo spauracchio di un estate senza stipendio. Era inevitabile. Come dice un proverbio tibetano: se ti rifiuti di imparare la lezione in un modo, ti si presenterà sotto un’altra forma.

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Ma nel frattempo qualcosa è cambiato per fortuna. E’ cambiato il lavoro, ma in peggio perché non ho avuto fiducia e mi sono fatta fregare dall’idea che una volta preso un binario hai il dovere di seguirlo per sempre; sono cambiate le persone, non sempre in meglio, perché non ho saputo aspettare. E’ cambiato il tempo, perché ne ho perso ancora ma ho capito molto. Ma la vera differenza è che tutto questo ha cambiato me.  Ho capito che non serve correre per essere al passo con i tempi, e che non serve correre per essere all’altezza. Ho capito che in questo mondo frenetico per essere visto o ascoltato, devi scendere dalla giostra.. e con il tuo fermarti non solo fai qualcosa di buono per te stesso, ma dai anche la possibilità a qualcun altro di aprire gli occhi, di condividere, di riscoprire. Ho capito che non serve la quantità, ma la qualità, e questa cosa meravigliosa la puoi raggiungere solo dedicando del tempo a ciò che fai o a ciò che dai. Ho capito che non voglio più correre, perché voglio godermi il viaggio. Che senso ha tagliare il traguardo senza nemmeno capire per che cosa correvi ( con il rischio, fra l’atro, di logorarti talmente tanto da non vederlo nemmeno il traguardo )?? Ho capito che ci insegnano un sacco di stronzate e non ce ne rendiamo nemmeno conto.. ci fanno credere che la vera ricchezza sono i soldi, perché  solo creando un bisogno ci posso rendere schiavi. Nessuno ha il coraggio di dirci che la vera ricchezza è il tempo, perché se ognuno di noi iniziasse a disporre del proprio tempo senza essere schiavo di un bisogno, sarebbe libero. E le persone consapevolmente libere sono scomode, perché fuori dal sistema. Guarda a caso, l’unica cosa che non si può comprare con i soldi è proprio il tempo; lo possiamo riempire di mille cose avendo i soldi, ma siamo veramente ricchi? Gli ultimi 4 o 5 anni della mia vita (oltre a correre) li ho sprecati facendo praticamente da cavia a medici e professori con la speranza di curare i famigerati disturbi psicosomatici da stress. Una delle ultime volte che sono finita in pronto soccorso ( non si sa ancora bene per cosa.. ) mi si è fatto chiaro un pensiero, anzi una drammatica equazione: corro e mi stresso per guadagnare soldi che poi spendo per recuperare la salute ( facendo pure un lavoro che ho scelto solo perché non ho avuto il coraggio di dire Io voglio fare questo da grande…). Se ci pensate bene è da dementi.. Poi ho fatto il conto di quanti soldi avevo speso in quegli anni per medicine, visite e cure.. a momenti casco per terra! Non lo avevo mai fatto, e vi assicuro che vedere scritto nero su bianco un numero a 4 cifre che ti sarebbe bastato per non so quanti viaggi, fa riflettere su molte cose. La domanda che mi è rimbalzata in testa per un sacco di tempo è questa: perché devo fare sta vita? Che senso ha? Inutile dire che la risposta ogni volta era la stessa: nessuno. Anzi, col senno di poi avrei dovuto rispondere: soltanto io. Perché ( sempre col senno di poi ) ho capito che quella cosa chiamata Sfiga altro non è che l’ennesima scusa che raccontiamo a noi stessi. Siamo noi gli unici responsabili del nostro cammino, se una cosa non ti piace puoi cambiarla, se un luogo ti sta stretto te ne puoi andare. Se non sei felice devi solo alzare il culo e darti da fare.

Non chiederti di cosa ha bisogno il mondo. Chiediti che cosa ti rende felice e poi fallo.

Il mondo ha bisogno di persone felici! – Il Piccolo Principe –

Attenzione! Questo non vuol dire essere egoisti o diventare stronzi. Vuol dire imparare ad ascoltare noi stessi, imparando ad usare il tempo che abbiamo a disposizione ( che sembra infinito, ma infinito non è.. ). Viviamo intrappolati in uno strano concetto di tempo: abbiamo fretta 24h al giorno, perché non c’è tempo, e poi non pensiamo che anche il tempo della vita scorre. Troviamo il tempo per mille cazzate inutili, tanto da essere in continua corsa ogni giorno, e rimandiamo in continuazione le cose che invece ci renderebbero felici, alleggerendo il peso della vita di tutti i giorni. Che strana bestia l’essere umano, vero!? Scommetto che se qualcuno una mattina vi dicesse Ehi, è il tuo ultimo giorno! quel giorno non lo sprechereste per inutili cazzate come state facendo ora. Ecco, sto scrivendo questo articolo con la speranza che per riflettere non vi debba servire quell’attimo in cui vi passa la vita davanti. Perché vi assicuro che, se dopo quell’attimo vi viene regalata una seconda possibilità, la cosa peggiore che troverete al risveglio non è lo spavento o il dolore, ma la consapevolezza che fino a quel momento avete solo corso.. quasi esclusivamente per cose che non volevate, per obblighi e doveri che neanche condividevate, per cose senza importanza o per persone che con ogni probabilità non si sono mai preoccupate di voi. Lo so è un po’ crudo ( toccatevi pure che non mi formalizzo! ) ma è la verità, anche se non l’avevo capita subito.

Ma per fortuna l’Universo ha molta più fantasia di me e, come dicevamo prima, se non vuoi imparare la lezione in un modo.. ne trova subito un altro. Tirarmi la zappa sui piedi in quest’ultimo anno è servito a farmi vedere tutto questo, e non solo. Mi ha fatto capire, spero una volta per tutte, quanto è vero il pensiero che il tempo è il bene più prezioso che abbiamo. Non solo a lungo termine, ma anche ogni giorno e nelle piccole cose. Mi ha fatto capire che posso continuare a scegliere una vita impostata ( o imposta, che forse è la parola più giusta ), ordinata, organizzata, fatta di scelte precise e meticolose, fatta di effimere certezze ed insoddisfazione. Posso continuare a fare sogni a misura di cassetto, da tenere piegati con cura e da spolverare solo con la fantasia. Oppure posso essere coraggiosa, scegliendo di essere padrona del mio tempo e del mio spazio ogni giorno. Posso usare questo tempo ( e questo spazio ) per realizzare i miei sogni, consapevole che la vera libertà fatta di tempo da spendere per essere felice.

Indovinate questa volta cos’ho deciso di scegliere?

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Se volete sapere come mai mi sono messa in cammino, cliccate qui Guarire noi stessi attraversando il Mondo .

 

Autore: Giorgia Ricotti

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Djscanf ha detto:

    Queste tue parole sono veramente toccanti, traspare tutta l’incertezza passata, l’esperienza e gli insegnamenti che hai tratto e stai traendo dagli sbagli e dal passato in generale. Ti faccio i complimenti, perchè non è facile riuscire ad analizzare e a descrivere in modo così lucido la propria esperienza ed il proprio passato con le sue emozioni che sicuramente saranno ancora forti (un anno è pochissimo alla fine). Facendo questa analisi ad alta voce sicuramente hai aiutato (o aiuterai, dato che il post è stato scritto da poco), altre persone (me compreso) ad affrontare diversamente le scelte future e a gestire meglio il proprio tempo.
    Spero che tu riesca, questa volta, a trovare quella strada per te migliore, quel lavoro che ti dia soddisfazioni e ti faccia pensare che il tempo impiegato per esso è costruttivo e ben impiegato, non tempo perso. Non ti sembrerà, ma stai dando una vera e ottima lezione a tutti. Lezione che anche la natura e la montagna ci dà, ma che non sempre siamo predisposti a cogliere e ad ascoltare. Purtroppo, come dici tu, anche durante le escursioni siamo presi dalla smania del risultato, dell’arrivare in tempo rispettando tabelle di marcia, dal raggiungimento della vetta, perdendoci la vera essenza del cammino, che è godersi il viaggio, ascoltare le nostre emozioni e quello che la natura ci vuole dire (e dare).
    Spero di poter parlare di queste cose anche di persona un giorno, seguo il gruppo su fb, e sicuramente primo o poi troverò il tempo (anche qui, obblighi di lavoro e extralavorativi lasciano poco tempo per le cose che ci piacciono 😦 ), di fare una bella escursione con voi.
    Ancora un grazie e un in bocca al lupo, prenditi il tuo tempo 😉

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    1. justoncemoretravel ha detto:

      Grazie di cuore a te, perchè ci dedichi del tempo prezioso e perché con le tue parole mi dai la possibilità e l’entusiasmo di continuare a cambiare. Grazie davvero! 🙂

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