Cosa vuol dire fare trekking

So che per chi è abituato ad andare in montagna o a muoversi in natura, questo articolo può sembrare inutile, ma credetemi, per un principiante non lo è; e secondo me non lo è nemmeno per voi. Può sembrare inutile per una persona esperta, “..Ie so già queste cose!!” mi direte. Ma vi ricordate perché le avete imparate!? Io sì, le ho imparate a mie spese, perché in pochi si sono preoccupati di dirmi “guarda che serve questo..” oppure “..sarebbe meglio quello”. Dire certe cose vi sembra inutile perché da qui ci siete già passati e forse non vi ricordate più quante cazzate avete fatto. Io me le ricordo tutte le mie, e credo di aver scritto i miei articoli più utili con queste cazzate. Da qualche mese tocco con mano il fatto che leggere certe informazioni non basta, farsi consigliare dai commessi non basta. Non perché ho la presunzione di saperne molto di più di altri, ma perché purtroppo spesso si trovano informazioni copiate e incollate senza molta competenza in materia o la persona che hai di fronte in negozio poveretta ha meno esperienza di te ( e gli tocca darti suggerimenti sulla base di una targhetta o di una moda). Chi si avvicina al trekking oggi ha per assurdo milioni di siti da leggere per avere informazioni, ma nonostante questo è perennemente sprovveduto. Quindi cosa manca!? L’esperienza. La nostra esperienza. La conoscenza di qualcuno che, essendoci già passato e avendo costruito la propria conoscenza su fatti reali (non letti e basta). Tentativi ed errori, possa dire con umiltà e sincerità “..secondo me stai facendo una cazzata..”. E’ vero che vedere certe scene in montagna fa arrabbiare, perché si è consapevoli che quella disattenzione o disinformazione può mettere in pericolo chi la sta compiendo e gli altri; ma è anche vero che se nessuno ti ha mai detto come ti devi muovere o come ti devi attrezzare, non lo puoi sapere a priori. Quindi, siate pazienti e invece di arrabbiarvi, imparate a far riflettere le persone su ciò che stanno facendo; solo così avrete dato loro uno strumento per fare meglio la volta successiva.

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Cos’è il trekking?

Iniziamo con il togliere un po’ di confusione nella terminologia e fare chiarezza su che cosa si intende per trekking. Per molti è una parola inglese sinonimo di escursione, ma questo a mio avviso non basta: primo perché non è esaustivo per comprendere a pieno cosa potete trovare facendo trekking, e secondo perché troppo spesso la parola escursione è usata come sinonimo di passeggiata. Non sto ad annoiarvi con inutili disquisizioni sopra i massimi sistemi, vi do qualche breve definizione soltanto, giusto per ragionarci sopra insieme.

Per trekking si intende: escursione turistica o sportiva basata su spostamenti a piedi, in massima parte su sentieri montani o su mulattiere. O più semplicemente: escursione che si compie a piedi, su percorsi poco agevoli per lo più in zone di montagna.

Come noterete da soli non compare da nessuna parte la parola passeggiata, e non perché è un sinonimo di trekking o di escursione. Escursione per definizione vuol dire: uscita a scopo di studio o di svago – in particolare gita in montagna.

La passeggiata ( cioè quello che molte persone si aspettano di trovare alla voce trekking ) è un’altra cosa!! La passeggiata si chiama walking ( non trekking ) ed ha caratteristiche ben diverse. Passeggiata per definizione significa: strada cittadina o sistemata in base a criteri di comodità, cammino associato ad un’idea di facilità.

A questo punto è facile dedurre alcuni concetti:

  • fare trekking non vuol dire fare una passeggiata: per quanto semplice possa essere il trekking, è comunque un percorso che si svolge in ambiente montano ( cioè con sentieri poco agevoli, non antropizzati e dal meteo variabile ).
  • siccome fare trekking non vuol dire fare una passeggiata, è bene essere consapevoli che comporta un impegno fisico, variabile a seconda del dislivello indicato; è quindi necessario avere un minimo di allenamento, perché per quanto semplice possa essere un trekking è sempre un percorso in montagna.
  • siccome fare trekking non vuol dire fare una passeggiata, oltre ad un minimo di allenamento è necessario avere anche un abbigliamento adeguato perché in montagna non ci sono ripari o punti di appoggio per chilometri e chilometri, bisogna essere preparati ad ogni evenienza.
  • L’allenamento non può essere sostituito dall’utilizzo di abbigliamento e viceversa.

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Cosa vuol dire essere allenato?

Anche in questo caso secondo me c’è un po’ di confusione. Con il termine allenamento non si intende soltanto una prestazione fisica fatta di ore e ore di palestra, corsa o bici per fare gli Ultra Trail; per allenamento si intende anche la “semplice” attitudine al camminare per qualche ora su sentieri in salita e in discesa. Capirete da soli che la parola salita porta con se una richiesta di impegno fisico, se prima di affrontare il vostro primo trekking avete fatto solamente qualche rampa di scale.. forse è meglio restare a casa. Non lo dico con cattiveria o presunzione, lo dico per il vostro bene e per quello delle persone che vengono con voi.

Mi direte “..eh ma da qualche parte dovrò pur iniziare!!”. Certo! Ma non si inizia con un trekking per allenarsi a fare trekking. Come in tutte le attività fisiche è necessaria gradualità, e (a parere mio) anche la consapevolezza dell’impegno fisico per cui ci si vuole allenare. Tenete conto che anche lo sportivo allenato può avere difficoltà a fare un trekking di 8 ore, perché se il suo allenamento è correre 1 ora al giorno tutti i giorni, avrà tanto fiato ma magari poca resistenza allo sforzo prolungato necessario per affrontare un percorso in montagna. Per una persona che già fa sport sarà sufficiente fare qualche uscita di trekking per raggiungere un grado di allenamento medio, per una persona che comincia da zero no. Non lo dico per fare terrorismo psicologico, lo dico perché ho toccato con mano prima di voi. Quando ho iniziato a fare trekking facevo 3 allenamenti di pallavolo a settimana, di 2 ore ciascuno, e tutti i sabati avevo almeno una partita ( di attività fisica ne facevo parecchia ); la mia prima uscita è stata di 700 m di dislivello, forte del fatto che tanto ero allenata… a metà strada pensavo di morire! Sono arrivata in cima per vergogna e la settimana dopo ho fatto gli allenamenti di pallavolo strisciando sui gomiti… E’ lì che ho imparato la differenza tra uno sport e l’altro, ogni sport richiede un impegno fisico differente e non sempre intercambiabile con un’altra disciplina. Questo per dirvi che, se non avete mai fatto trekking, non pensate di iniziare ad allenarvi facendo trekking. Si inizia con le passeggiate, poi con le uscite in salita ( brevi e dalla pendenza media ) e in fine con il trekking, aumentando il dislivello gradualmente ( almeno 2 uscite da 300m – poi altre 2 da 400m – poi 500m ecc ). Per fare trekking avrete anche sulle spalle uno zaino, cosa che correndo o facendo sport non avrete, e credetemi per quanto leggero possa essere fa la differenza; allenatevi anche per questo.

L’altra cosa che ho imparato nel mio primo trekking è questa: in montagna siate sempre sinceri con voi stessi e ricordatevi sempre che dal vostro comportamento non dipende solo la vostra vita ma anche quella delle persone che sono con voi (e, non ultime, delle persone che eventualmente devono venire in vostro soccorso se qualcosa va storto). In montagna, e in natura in genere, l’orgoglio può costare caro tanto quanto la scarsa conoscenza e lo scarso allenamento.

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Come capisco se un trekking è adatto a me?

Anche qui è necessaria una premessa. Il calcolo del dislivello e il dettaglio delle scale di difficoltà le troverete nel prossimo articolo. Qui vi dico che le difficoltà di un trekking si possono capire da vari parametri:

  • metri di dislivello
  • ore di cammino
  • chilometri da percorrere
  • difficoltà del percorso
  • quota massima raggiunta

Facciamo un esempio. In genere quando scaricate le tracce dei trekking (comprese quelle del nostro blog) troverete scritto così:

Anello della Valchiusella – da Fondo (1000m) a Borgata Pasquere (1500m)

Dislivello: 500 m  

Difficoltà: E

Tempo di percorrenza: 4 ore

Lunghezza: 10 km

Cosa vuol dire tutto questo?

Sentiero ad anello vuol dire che non si farà salita e discesa lungo lo stesso sentiero ( come si fa di solito ) ma si salirà lungo un sentiero e si scenderà lungo un sentiero differente, tornando ugualmente al medesimo punto di partenza. Vuol dire che si partirà da 1000m di quota ( si indica il punto in cui si lascia l’auto e si inizia a camminare ) e si raggiungeranno i 1500 m di quota ( si indica il punto più alto che si raggiungerà durante l’escursione ). Vuol dire anche che camminerete 4 ore facendo in totali, su un sentiero di difficoltà E ( Escursionistica). Ma soprattutto vuol dire che durante tutto il percorso si faranno 500 metri di dislivello.

Ma cosa vuol dire 500m di dislivello?

Detta in parole povere, il dislivello è la differenza di altitudine tra il punto di arrivo e il punto di partenza (espressa in metri). I metri espressi dal valore del dislivello non sono in linea retta ( cioè sul piano, come in ogni passeggiata che si rispetti ) ma sono in salita! 500 metri di dislivello non corrispondono a 500 metri di lunghezza ( o di strada, se vi sembra più facile ). 500 metri di dislivello corrispondono a qualche chilometro di salita in cui è necessario camminare per qualche ora su un sentiero di montagna.

Ovviamente la quantità di salita equivale alla quantità di discesa, quindi dopo 500m di dislivello in salita troverete 500 m di dislivello in discesa.

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Cosa vuol dire abbigliamento adeguato?

Ecco! Adesso devo dirvi un segreto: l’abbigliamento adeguato non ha nulla a che vedere con l’estetica!!

So che a molti di voi sembrerà strano, ma è proprio così. Abbigliamento adeguato vuol dire indossare e avere con se indumenti e attrezzatura necessari all’ambiente in cui si sta andando. Spesso per il fatto che si confonde il trekking con la passeggiata si pensa che ci si possa vestire come sul lungomare di Arenzano “tanto vado a fare una passeggiata..”. Ecco, non è così. Ora che abbiamo appurato che il trekking non è una banale passeggiata, è facile anche capire perché è necessario un abbigliamento adeguato. Fate solo questa semplice riflessione: se andate in piscina avete l’abbigliamento adeguato, se andate a giocare a calcio avete l’abbigliamento adeguato, perfino se andate a correre avete l’abbigliamento adeguato, perché sapete che è necessario. Perché per il trekking dovrebbe essere diverso!? Non state semplicemente camminando in giro, state facendo fatica in un ambiente naturale. Non avete il tetto di una palestra sopra la testa che vi protegga dalle intemperie: se piove la prendete, se fa freddo lo sentite, se fa caldo lo patite e se sudate ve lo tenete addosso. Non siete in un ambiente abitato, dove potete avere tutto a portata di mano: se le scarpe non vanno bene potete farvi male ( i soccorsi arrivano in elicottero e costano! ), se non avete il kiway o una giacca vi prendete un accidente ( o nella peggiore delle ipotesi rischiate l’ipotermia ), se non avete l’acqua resterete disidratati e se non avete cibo patirete la fame. Se non avrete calcolato bene il percorso può scendere la sera, e di sera fa freddo e non si vede un tubo.. Questo, oltre ovviamente alla fatica, vuol dire fare trekking. E questi sono i motivi per cui è necessario un abbigliamento adeguato, sempre.

Quindi cosa serve?

  • Scarpe/scarponi da trekking ( devono essere impermeabili, possibilmente con membrana in Gore-tex® ( per saperne di più https://www.gore-tex.it/ )
  • Zaino (circa 20l di capienza perché ci devono stare dentro alcune cose)
  • Capi traspiranti: che permettono al sudore di fuoriuscire dal capo di abbigliamento, evitando il fastidiosissimo effetto “bucato a mano” (cioè quando i vestiti si inzuppano di sudore e non asciugano).
  • Capi impermeabili: che resistono all’acqua.

Cosa non può mancare nello zaino

  1. K-way/poncho con cappuccio ( sembra una banalità ma la prima volta che ho preso la pioggia avevo l’acqua fin nelle mutande, perché entrava dal colletto del k-way )
  2. Calze di ricambio ( anche questa è un’apparente banalità ma vi renderete conto di quanto sia vitale dopo una giornata di pioggia che vi ha inzuppato pure le calze.. ) e un indumenti di ricambio in auto
  3. Indumenti pesanti per il freddo e indumenti leggeri per il caldo ( imparate a vestirvi “a cipolla” )
  4. Scalda collo, cuffia e guanti leggeri (anche se la giornata promette bene, perché il tempo può cambiare rapidamente in montagna e la temperatura può scendere bruscamente in pochi minuti )
  5. Cappello/bandana
  6. Occhiali da sole
  7. Bastoncini ( possibilmente leggeri e pieghevoli )
  8. Torcia frontale ( anche se state via solo mezza giornata – non serve solo per il buio, serve nella nebbia o per emergenza )
  9. Sacchetto per la spazzatura
  10. Strumenti tecnologici a piacere ( ricordatevi sempre che è tutto sulle vostre spalle.. ) tra cui almeno cellulare/gps, riserva di carica ( cioè un dispositivo che vi ricarica il cellulare senza essere attaccato alla corrente – sempre se vi ricordate di metterlo in carica prima di partire! )
  11. Kit pronto soccorso ( esistono già pronti anche nei negozi di sport )
  12. Medicine personali e medicine di prima necessità: antidolorifico, antipiretico, disinfettante, fermenti lattici, antibiotico ad ampio spettro, crema idratante e lacrime artificiali. Sarebbe buona cosa anche il potabilizzante per l’acqua, che non si sa mai.
  13. Acqua e cibo (anche se sulla strada sapete che incontrerete un rifugio) non sapete cosa può succedere lungo il percorso
  14. Cartina o (se non siete voi a dover gestire il trekking) almeno qualche riferimento di destinazione da fornire in caso di emergenza. Può succedere che chi sa la strada si senta male e dalle vostre indicazioni dipendono i soccorsi, ricordatelo sempre.

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Non lo dico per portare sfiga o perché sono pessimista, ve lo dico per farvi riflettere. Io per prima finché non ho toccato con mano, non ci avevo mai pensato.

Non mi stuferò mai di ripetere che, non importa se state per affrontare un trekking breve in cui è previsto sole o se state per partire per il cammino di Santiago e starete via un mese, dovete sempre avere nello zaino il minimo indispensabile per qualunque imprevisto. Il meteo può sbagliare, voi potete sbagliare, chi è con voi può sbagliare o avere un imprevisto; farsi cogliere impreparati è da sciocchi e vi assicuro che può mettere in pericolo sia voi che gli altri.

Essere responsabili per se stessi non è solo una forma di sicurezza, ma è anche una forma di rispetto verso chi ci circonda, ricordatelo sempre.

Buon cammino a tutti!

 

Se sei alle prime esperienze di trekking possono interessarti questi consigli:

Dislivello e difficoltà – Una notte in Rifugio – Una notte in BivaccoViaggi in trekking

 

Autore: Giorgia Ricotti

43 commenti Aggiungi il tuo

  1. Djscanf ha detto:

    consigli ottimi per tutti! sbagliando si fa esperienza, ma seguire i consigli di chi ci è già passato è meglio

    Mi piace

  2. Cristina Romagnoli ha detto:

    Grazie per gli ottimi consigli!

    Piace a 1 persona

    1. justoncemoretravel ha detto:

      Prego, vengono tutti dalle cazzate collezionate negli anni.. 🙂

      Piace a 1 persona

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