Dislivello e difficoltà

Grazie alle nostre ultime esperienze di gruppo ci siamo accorti, purtroppo a nostre spese, che molte persone che dicono di fare trekking in realtà non sono in grado di interpretare le informazioni che vengono fornite su dislivelli e difficoltà. Così ho pensato di fare chiarezza per evitare spiacevoli situazioni.

Nell’articolo precedente Cosa vuol dire fare trekking vi avevo già dato qualche dritta sulla lettura delle informazioni relative ad un trekking, in questo articolo vado un pochino più a fondo per darvi ancora qualche strumento in più. Il resto ( cioè valutare quanto siete allenati e quindi se un trekking è alla vostra portata) lo dovete fare voi, in modo consapevole. Vi ricordo sempre che dal vostro comportamento e dalla consapevolezza che avete delle proprie capacità, non dipende solo la vostra sicurezza ma anche quella di chi sta con voi.

trekking 4

Dislivello

Come dicevamo in precedenza, in parole povere il dislivello è la differenza di altitudine tra il punto di arrivo e il punto di partenza (espressa in metri). I metri espressi dal valore del dislivello non sono in linea retta (cioè sul piano) ma sono in salita! 500 metri di dislivello non corrispondono a 500 metri di lunghezza ( o di strada, se vi sembra più facile ). 500 metri di dislivello corrispondono a qualche chilometro di salita in cui è necessario camminare per qualche ora su un sentiero di montagna.

In parole più specifiche: dislivello è un termine topografico che denota la differenza di altitudine (o di livello) tra due punti rispetto a una superficie di riferimento. [ Wikipedia ]

La differenza di quota (o dislivello) fra due punti si calcola con questa semplice formuletta:

A − A₀ = A dislivello ( dove A₀ = quota punto di partenza e A = quota punto di arrivo )

Esempio:

Se partiamo da 1000 m di quota e arriviamo a 1650 m di quota, il dislivello del trekking sarà di 650 m.

Perché? Perché applico la formula: 1650 m – 1000 m = 650 m

È anche misurabile con altimetri o apparecchi basati sulla tecnologia GPS, a patto evidentemente di potersi recare nei due punti tra i quali deve essere determinato il dislivello. La disquisizione su quanto i cellulari di ultima generazione siano affidabili o meno la faremo più avanti.

Dislivello positivo e dislivello negativo

A volte avrete sentito parlare di dislivello positivo o di dislivello negativo. Ma che differenza c’è?

Il dislivello viene spesso considerato quello tra il punto di partenza e quello di arrivo di un percorso. Per dislivello positivo si intende la differenza di quota tra la quota inferiore del punto di partenza e la quota superiore del punto di arrivo; viceversa, si parla di dislivello negativo. In parole povere: il dislivello positivo corrisponde alla salita, il dislivello negativo corrisponde alla discesa.

Come recita Wikipedia a tal proposito: In un dato percorso si definisce dislivello complessivo positivo la somma di tutti i dislivelli positivi parziali (o salite) che bisogna percorrere dal punto di partenza a quello di arrivo, e dislivello complessivo negativo la somma di tutti i dislivelli negativi parziali (o discese).

La tabella qui sotto vi da un’idea di come si fa a calcolare i dislivelli parziali e complessivi in un percorso. Riporta infatti le quote altimetriche e i dislivelli (positivi e negativi) tra alcune località toccate dalla quinta tappa dell’Alta via della Valle d’Aosta n. 1.

Esempio

dislivello
tratta da Wikipedia

Questa tabella potremmo leggerla così:

Località Quota Dislivello
Niel 1550 *
Colle Lazoney 2400 + 850
Steina 1301 – 1099
Castel Savoia 1430 + 129
Gressoney-Saint-Jean 1405 – 25

 

Dislivello e pratiche sportive

Il dislivello da superare nel corso di un trekking è uno degli elementi che ne determina la difficoltà. A parità di chilometri di lunghezza e di altri fattori (come ad esempio la tipologia di terreno) vale questo principio: maggiore è il dislivello positivo da superare e maggiore sarà l’impegno fisico richiesto per completare il trekking.

I tempi di percorrenza che trovate indicati ( sulla segnaletica o sulle tracce che scaricate da internet ) degli itinerari in montagna vengono calcolati principalmente in base al dislivello da percorrere. Il CAI – Club Alpino Italiano – generalmente stima che un escursionista mediamente allenato percorra dai 300 ai 350 metri di dislivello positivo all’ora. Come è facilmente intuibile, in discesa il tempo di percorrenza si riduce (in genere a circa i ⅔ di quello in salita). Attenzione però! Questo non vuol dire che in discesa non si faccia fatica: avrete sicuramente un impegno respiratorio inferiore rispetto alla salita, ma lo sforzo muscolare è presente anche in discesa, cambiano semplicemente i gruppi muscolari impegnati nello sforzo.

Classificazione dei sentieri

Per definizione il sentiero è una via stretta, generalmente di larghezza non superiore a 2,50 metri, a fondo naturale e tracciato dal frequente passaggio di uomini e animali, tra terreni, boschi o rocce, in pianura, in collina o in montagna. Già questo dovrebbe darvi ulteriore conferma che fare trekking non vuol dire fare delle semplici passeggiate.

Come faccio a sapere quanto è difficile un sentiero?

Questa che segue è la Classificazione CAI dei sentieri di montagna:

  • Sentiero turistico ( T – itinerario escursionistico turistico )

Itinerario di ambito locale su carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri. Si sviluppa nelle immediate vicinanze di paesi, località turistiche, vie di comunicazione e riveste particolare interesse per passeggiate facili di tipo culturale, turistico o ricreativo.

turistico

  • Sentiero escursionistico (E – itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche)

Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro-silvo-pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine.

  • Sentiero attrezzato (EE – itinerario per escursionisti esperti).

Sentiero con infissi (funi corrimano e brevi scale) che però non snaturano la continuità del percorso.

attrezzato

  • Sentiero alpinistico

Sentiero che si sviluppa in zone impervie e con passaggi che richiedono all’escursionista una buona conoscenza della montagna, tecnica di base e un equipaggiamento adeguato. Corrisponde generalmente a un itinerario di traversata nella montagna medio alta e può presentare dei tratti attrezzati.

alpinistico

  • Via ferrata o attrezzata (EEA – itinerario per escursionisti esperti con attrezzatura)

Itinerario che conduce l’alpinista su pareti rocciose o su creste e cenge, preventivamente attrezzate con funi e/o scale senza le quali il procedere costituirebbe una vera e propria arrampicata. Richiede adeguata preparazione ed attrezzatura quale casco, imbragatura e dissipatore.

ferrata

Classificazione in base alla lunghezza

  • Sentieri di lunga percorrenza ( Sentiero Italia, sentieri europei, dorsali appenniniche, ecc.)

della durata di molti giorni di marcia e della lunghezza di centinaia di chilometri, in generale agevoli e segnalati, dotati della necessaria ricettività lungo il percorso.

  • Sentieri di media percorrenza ( trekking, alte vie, ecc.)

della durata di più giorni di cammino (di solito dai 3 ai 7) e della lunghezza da 40 a 100 km, adatti ad escursionisti in genere esperti. Sono generalmente ben segnalati ed attrezzati e supportati da ricettività.

  • Sentieri di breve percorrenza

sentieri escursionistici, brevi itinerari ad anello, della durata massima di 1 o 2 ore di cammino, largamente diffusi, generalmente adatti anche all’escursionista inesperto e conseguentemente attrezzati.

Bene, ora la lettura delle caratteristiche di un trekking non ha più segreti.

 

Qui trovate gli altri capitoli del Manuale del Principiante:

Cosa vuol dire fare trekkingUna notte in RifugioViaggi in trekkingUna notte in Bivacco

 

Autore: Giorgia Ricotti

 

39 commenti Aggiungi il tuo

  1. Djscanf ha detto:

    speriamo che in molti leggano questi consigli e non sottovalutino il contenuto. Purtroppo quando si è in gruppi di molte persone, capita spesso che alcuni alle prime armi o proprio a digiuno, la prendano come una scampagnata domenicale, alla leggera. Poi quando si rendono conto, durante il percorso, che è più impegnativa di quanto si immaginavano, nascono lamentele (nella migliore delle ipotesi), oppure rallentamenti a tutto il gruppo.
    Io quando vado a camminare con qualcuno non abituato all’escursionismo avverto sempre della difficoltà che richiede, lunghezza, dislivello e dell’attrezzatura necessaria, nella speranza che valutino bene se il percorso è adatto alle loro capacità e che si portino il materiale necessario.
    Quando invece faccio uscite un po’ più lunghe o con dislivelli consistenti preferisco andare con poche persone che hanno già esperienza e sono quindi consapevoli di ciò che le aspetta

    Piace a 1 persona

    1. justoncemoretravel ha detto:

      Sfondi una porta aperta.. È nato proprio dalla mia ultima spiacevole esperienza in gruppo. Spero che leggano in tanti e che altrettanti imparino a valutare e soprattutto a capire che dal loro comportamento dipende anche la sicurezza degli altri.

      Mi piace

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