Confessioni alla montagna

Siamo di ritorno da uno splendido weekend al Bivacco Reboulaz ( 2575 m ) nella Valle di Saint-Barthelemy; è stata la nostra prima esperienza in bivacco ( già vi anticipo che ne seguiranno molte altre, di cui vi racconteremo! ) e siamo stati contenti di aver avuto la possibilità di condividere quest’avventura con nuovi e vecchi amici; ma non è di questo che vi voglio raccontare. Vi voglio raccontare di quella sensazione inebriante che si prova quando si vive in montagna e che, a poco a poco, riapre le porte del cuore. Vi voglio raccontare di quello che la montagna mi insegna ad ogni salita e di quello che, ahimè, le racconto ogni volta che scendo per tornare a casa.

Una delle cose più belle che ho condiviso con le persone conosciute in questi due giorni è una frase bellissima, incastonata su una roccia:

“ Finisce sempre così. Le cose che non puoi dire a nessuno..

le racconti alla montagna ”

Forse a voi non è mai successo, perché spesso si va in montagna più per vedere che per sentire, ma per me è estremamente reale questo pensiero.

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Camminare in montagna non solo ti cambia, ma ti aiuta a confessare a te stesso cose che altrove non avresti mai detto. La montagna ha il potere di cambiarti, di metterti a nudo, di sbatterti in faccia ciò che sei e ciò che non vorresti sentire.. ma se le permetti di “entrare” e non ti lasci spaventare dal suo silenzio, anche il potere di renderti migliore. Alla montagna non puoi raccontare bugie, cosa che invece puoi fare con le persone e con te stesso, perché lei ti obbliga ad essere sincero sempre e con tutti ( te stesso compreso ). E’ una sorta di specchio dell’anima, ciò che sento mentre cammino spesso è ciò che non voglio vedere e ciò che trovo nel suo silenzio, quasi sempre sono le risposte più vere ( anche se a volte fanno male e costa fatica guardarle in faccia ).

Alla montagna ho raccontato i miei dolori: quelli di cui mi vergognavo, quelli per cui ho avuto paura di rimanere sola o di essere giudicata, quelli per cui non trovavo parole e quelli che nessuno voleva sentire ( nemmeno io.. ). E mentre imparavo l’arte della lentezza e della pazienza, lei ha rimarginato le mie ferite trasformandole in insegnamenti di vita.

Alla montagna ho raccontato le mie gioie: quelle che sembrano banali per la maggior parte delle persone, quelle che sembrano ridicole per l’altra parte delle persone, quelle nascoste e segrete, quelle dell’anima e quelle fatte della stessa materia di cui sono fatti i sogni. E mentre sorridevo, lei mi ha insegnato l’arte delle piccole cose e del viaggiare leggeri ( e non intendo il peso dello zaino ).

Alla montagna ho raccontato il mio malessere: la sensazione di solitudine che ho in città e nella società moderna, di quanto mi mancano il silenzio, la condivisione, il rispetto e le relazioni umane ( quelle vere, per cui valga la pena investire del tempo ). E lei, con amore e saggezza, mette ogni giorno sul mio cammino persone speciali capaci di darmi ciò di cui ha bisogno il mio cuore, persone capaci ancora di essere umane e con la voglia di condividere qualcosa di vero.

Alla montagna ho raccontato le mie paure: di quanto mi sento sola anche in mezzo a tanta gente, di quanto mi sento diversa da tutte quelle persone e di quanta fatica faccio ogni giorno a vivere in un mondo che non sembra più mio. E lei cos’ha fatto?

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Mi ha insegnato ad essere me stessa, senza vergognarmi per quello che sono e che sento; e mi ha insegnato a difendere ciò che voglio e quello in cui credo. Mi ha insegnato a non avere paura di confrontarmi con il silenzio e la solitudine, perché solo in quel modo potrai sentire la voce della tua anima. Mi ha insegnato a guardarmi dentro, prendendo consapevolezza dei miei limiti e delle mie paure, permettendomi di non lasciargli prendere il sopravvento; la consapevolezza e l’accettazione di entrambi possono farti superare molte cose. Mi ha insegnato ad accettare la fatica e il sacrificio, imparando ad avere pazienza e determinazione. Mi ha insegnato Il dono del tempo e ad avere rispetto del mio corpo e della mia mente. Mi ha insegnato il rispetto per me stessa, rendendo ancora più attento il rispetto per gli altri e per le cose comuni. Mi ha insegnato ad essere umile, perché in montagna come nel mondo, ti accorgi di quanto è piccolo lo spazio che occupi e quanto banali possono essere problemi che ti porti addosso. Impari invece quanto peso possono avere i gesti e le parole, quanto è importante il rispetto dei luoghi comuni e dell’ambiente in cui stai vivendo. Impari ad usare la testa, consapevole del fatto che un atto di superficialità tua può costare la vita a qualcun altro ( ma soprattutto impari che se qualcun altro farà lo stesso, magari sarai tu ad essere in pericolo! ).

Forse è per questo che tra i suoi sentieri nascono amicizie che vanno oltre le parole, perché ( almeno qui ) riusciamo ancora ad essere quello che siamo, consapevoli che la montagna ( e le persone che la popolano ) non ci giudicano e non ci chiedono di mettere maschere per essere visti o accettati.

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Anche la montagna sta cambiando ( purtroppo.. ), diventando sempre più un luogo deputato a collezionare prestazioni sportive sempre più performanti; ma voglio continuare a credere che andare in montagna sia molto più che visitare luoghi o raggiungere una meta. Voglio continuare a credere che vivere la montagna sia un cambiamento, profondo e permanente, nel nostro modo di vedere e vivere la vita; un cambiamento che non termina quando saliamo in auto per tornare a casa, ma che ci accompagna sempre aiutandoci a percorrere ogni giorno la strada giusta ( per noi, non per gli altri ).

Io voglio continuare a credere in quella specie di magia che prende vita quando andiamo in montagna, capace di oltrepassare la mente per curare il cuore nel profondo; la stessa magia che c’è accade in un viaggio, quando al ritorno ti accorgi di non essere più lo stesso.

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Autore: Giorgia Ricotti

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