Legati da un filo sottile

Sto preparando le ultime cose per il mio prossimo “viaggio”, la salita ( spero ) al Rifugio più alto d’Europa: Rifugio Capanna Regina MargheritaObiettivo 4554 ). E mentre piego le ultime cose da infilare nello zaino i pensieri si affollano, e un po’ di agitazione sale. La quota è tanta, la strada è lunga, le richieste al corpo e alla mente sostenute; non è la prima volta che affronto un ghiacciaio, so a cosa vado incontro e quali sono i rischi, ma questa volta sento che c’è qualcosa di diverso che va oltre il semplice pensiero di non farcela ( che fa sempre parte del gioco). Se ascolto bene, non è questo che sta facendo la differenza. La differenza è che sarà la prima volta in cui a “guidare” sarò io. Non soltanto come apripista, e quindi con il compito di interpretare terreno e tracce, ma come unica persona con un po’ di esperienza in quell’ambiente così ostile e meraviglioso allo stesso tempo. E ad alta quota, questo cambia parecchie cose.

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Solo ora capisco nel profondo quello che hanno provato le persone che, con amore e pazienza, negli anni passati si sono fatte carico della mia inesperienza, del mio scarso allenamento, dei miei malesseri e soprattutto delle mie paure. Ero consapevole che si prendevano una grande responsabilità, ero consapevole che essere legati in cordata ha un significato particolare, ma forse allora non avevo abbastanza esperienza per capirne il senso più profondo.

Eh sì perché, come ho detto poco fa a qualcuno, essere legati in cordata non è semplicemente camminare assieme sul ghiaccio o una semplice questione di sicurezza per te e per gli altri. E’ una “questione di vita”. Quel filo sottile che va da te al tuo compagno di cordata, non è soltanto nuda corda che servirà per frenare una caduta; è un legame che si crea nel momento in cui ti prepari e di cui devi essere consapevole ancor prima di partire. Facendo quel nodo è come se stessi stipulando una promessa con chi camminerà con te. Mentre con attenzione e pazienza controlli la corda e fai quel nodo, è come se stessi dicendo a quella persona “..sarò con te nel bene e nel male, qualsiasi cosa succederà lo affronteremo insieme!”. Un po’ come la promessa di matrimonio direte voi!? Forse, ma credo ci sia una differenza sostanziale. Credo che questa sia una promessa più pura: da un matrimonio, quando la cattiva sorte bussa alla porta, puoi sempre scappare.. in cordata non ci sono vie di fuga se la cattiva sorta bussa, sei responsabile della sua vita tanto quanto lui lo è della tua. E se ( non sei un pirla.. ) almeno in questa occasione dovresti riuscire ad essere onesto con te stesso a tal punto da capire cosa significa “nel bene e nel male”.

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Per chi non ha mai provato una cordata forse è difficile da capire, sembra un’esagerazione probabilmente, ma per rendervi l’idea vi faccio un esempio. Da bambini avete mai fatto la corsa legati per una caviglia ad un vostro amico!? Ecco, è un modo un po’ rozzo per fare un paragone ma credo che per farvi riflettere vada benissimo. In cordata non siete legati ad una caviglia, siate legati ad una corda più lunga e legata in vita, ma non cambia molto. Provate a pensare cosa succede quando l’arbitro fischia e dovete iniziare a correre per raggiungere il traguardo. Probabilmente avevate già preso degli accordi su come fare, ma si sa tra il dire e il fare; probabilmente avevate fatto anche qualche prova, ma vi sarete accorti subito che non è la stessa cosa. Per correre legati insieme bisogna coordinarsi, trovare l’affiatamento, trovare il giusto passo e il ritmo che ti permette di arrivare; se questo non succede si cade, non arriva, ci si fa male.. Ma la cosa su cui voglio farvi riflettere di più è che per correre insieme bisogna essere una cosa sola. Non esiste un Io e un Tu, esiste solo un Noi. Se uno cade, anche l’altro può cadere. Se uno fallisce, anche l’altro mancherà l’obiettivo. Essere legati in cordata è la stessa cosa.

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Bisogna trovare il ritmo giusto per tutti: chi sta bene e ha il passo più veloce, deve adattarsi al più lento e rispettare i suoi tempi come nel branco ( in cui i lupi più anziani o i lupi più deboli stanno davanti e danno il passo, mentre quelli giovani e forti restano dietro per proteggerli e controllare la situazione). Devi essere consapevole che non puoi fare il fenomeno, perché sei responsabile di chi c’è con te ( anche se non sei il primo della fila ) e soprattutto, se sei quello/a più forte, non devi pretendere che siano gli altri ad adattarsi a te. Bisogna trovare affiatamento: il ritmo è importante, ma parlare onestamente lo è di più. E’ inutile barare sulle condizioni di salute o affaticamento solo per paura di fare la figura della mezza calzetta, così facendo metti solo in pericolo gli altri, e non si deve fare mai! Devi essere consapevole del tuo stato fisico e mentale e devi farlo sapere agli altri sempre, in modo che si possa trovare una soluzione tutti insieme. Bisogna rispettare le regole: si sta in fila, non si sorpassa, se uno dei compagni cade si fa sicura con competenza, se uno solo della cordata non ce la fa si torna indietro tutti. Senza sé, senza ma e soprattutto senza dare colpe a nessuno. Perché alla fine, se un nostro compagno non ce la fa ad arrivare in cima, è anche colpa nostra che forse non abbiamo saputo ascoltare e capire le sue difficoltà.

Se non sei capace di accettare il NOI la cordata non è il tuo posto. La cordata è un’unica grande cosa, che come ogni macchina che si rispetti, per funzionare ha bisogno che gli ingranaggi girino tutti nel modo migliore, altrimenti ( come è facile capire ) per quanto una macchina possa essere tecnologicamente avanzata e ben progettata, non funzionerà mai. Avere uno o più compagni di cordata, anche se per poco tempo, è come avere compagni di vita: quando tendi quella corda e ti leghi e lui/lei è come creare un prolungamento di te stesso di cui puoi solo essere responsabile, come della tua vita.

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Perché me ne rendo conto così chiaramente solo ora? Perché l’inesperienza prima e l’aver affrontato sempre con il mio compagno di vita ( e capo di cordata ) poi, ha “camuffato” una serie di sensazioni, facendole sembrare esclusivamente legate alla vita di tutti i giorni. Da oggi il mio compagno non sarà più dall’altro lato della corda, se voglio andare lassù ci devo andare legata a qualcun altro, e solo ora comprendo che cosa vuol dire. Essere legata da un filo sottile ad una o più persone di cui sai poco o nulla, con cui hai condiviso solo qualche trekking, di cui non conosci l’esperienza e non sai prevedere le reazioni di fronte alle difficoltà o alle situazione, non è una cosa da poco. Potremmo definirlo un atto di fiducia, perché la realtà dei fatti è che metti la tua vita in mano a qualcuno di cui non sai nulla, allo stesso modo ti fai carico della vita di qualcuno.

Molti di voi penseranno che sono esagerata, guardate questi tre video e poi ne riparliamo.

Ecco cosa succede ( minuto 1.35 circa ) se un vostro compagno di cordata cade e voi non sapete cosa vi aspetta https://www.youtube.com/watch?v=zBdAvVPNnAc.

Ecco cosa succede se ( ad esempio nel buio o nella nebbia ) non vedete un crepaccio e ci finite dentro mentre siete legati a qualcun altro https://www.youtube.com/watch?v=gP9J2FYut6o.

Ecco cosa se all’improvviso si apre un crepaccio sotto i vostri piedi e ci finite dentro mentre non siete legati a nessuno https://www.youtube.com/watch?v=OvjUUgJgxJ4.

Tenete conto che nel primo e nel secondo caso le persone erano tutte in sicurezza, perché erano simulazioni di addestramento. Il ragazzo del primo video non è finito di sotto insieme al presunto compagno solo perché era messo in sicurezza da altri per capire cosa voleva dire.. solo dopo qualche tentativo è riuscito a fare qualcosa ( ma solo perché si aspettava che sarebbe successo e quindi era già pronto ad incassare il colpo ).  Siete ancora dell’idea che sto esagerando quando dico che in cordata la tua vita è appesa a un filo a cui fa capo un tuo compagno? Vi dico tutto questo perché, per me, essere in cordata vuol dire questo.

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Cos’ho imparato da questa esperienza?

Tante cose, che vi racconterò strada facendo. Qui vi racconto perché da domani sarò ancora più attenta, e  perché credo ancora di più in quello che ho detto finora.

Ho imparato che essere legati ad un filo sottile non è per tutti. Quindi, in futuro, non offendetevi se non vi porterò con me ( o non verrò con voi ). Non lo farò né per cattiveria né per presunzione, ma per onestà. Io posso essere responsabile solo della mia consapevolezza, e assicurarvi che mi prenderò cura di voi; ma siccome anche io devo mettere la mia vita nelle vostre mani, voglio persone consapevoli di quello che comporta.

Legate a me voglio persone consapevoli che la montagna non è un gioco e che una cima non è una medaglia da portare a casa a tutti i costi, soprattutto se sei in squadra ( o in cordata ) con altri. Legate a me voglio persone che sappiano bene perché sto facendo tutto quello: in montagna non si vince e non si perde, si vive solo una grande passione ( Hervé Barmasse ). Legate a me voglio persone consapevoli fin nell’ultima cellula del loro corpo che la montagna è un luogo che può farti sentire vivo e potente, ma è anche un luogo che la vita può toglierla in un soffio e per una banale distrazione ( soprattutto in alta montagna ) puoi essere spazzato via. Legate a me voglio persone consapevoli, non solo a parole, che per una tua cazzata o una tua leggerezza, qualcun altro può rischiare la vita. E voglio persone capaci di ricordare in ogni momento, anche a 10 metri dall’obiettivo, che è più importante portare a casa la pelle che portare a casa un trofeo. Legate a me voglio persone consapevoli che quando stringono quel nodo alla partenza, devono fare lo stesso atto di coraggio e fiducia che faccio io con loro, ricordando che il coraggio non è arrivare alla fine a tutti i costi, ma rinunciare per il bene di qualcuno e in questo caso, che sia tu o il tuo compagno non fa differenza. Voglio persone consapevoli anche del fatto che la fiducia non è incoscienza, ma la consapevolezza che quando vi aggancio quel nodo non faccio un semplice gesto meccanico per la vostra sicurezza, vi sto dicendo “ecco la mia vita, abbine cura come io ne avrò della tua!”.

Insomma, legate a me voglio persone consapevoli.

 

volo

Un grazie particolare va a te “zio” Claudio, che con passione e pazienza mi hai insegnato ad essere consapevole di tutto questo. E grazie, perché con la stessa forza mi hai insegnato che tutto può essere lontano ma niente irraggiungibile, permettendomi di volare ogni giorno sempre più in alto.

 

Autore: Giorgia Ricotti

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