Rifugio Quintino Sella al Felik

Non è la prima volta che vengo qui. Ci ho passato una notte anni fa in compagnia di amici, quando abbiamo tentato il Ghiacciaio del Castore ( 4226 m ). Il meteo allora non è stato clemente e, dopo essere saliti al rifugio in mezzo alle nubi, l’indomani abbiamo dovuto rinunciare alla nostra impresa perché il tempo era pessimo ( vento, neve e nubi basse.. ). Forse non avete bene idea di come sia camminare su un ghiacciaio ma scommetto che se vi faccio vedere l’ultima cresta verso la cima del Castore, capirete da soli perché era doppiamente il caso di rinunciare essendo circondati da nubi. Ecco a voi!

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Nonostante il tempo pessimo di quell’occasione, avevo intuito che era una salita che ( con un po’ di sole ) avrebbe dato soddisfazione. Di quel weekend, oltre alle immancabili risate, ricordo due cose: le tendine arancioni in mezzo alla neve che facevano capolino davanti al rifugio e quanto fosse bello il Ghiacciaio del Lys. Quell’anno era nevicato parecchio ed era meraviglioso; sembrava una soffice nuvola di panna montata, così vicina da avere l’impressione di poterla toccare. Un colpo d’occhio dal Rifugio Mantova ( 3450 m ), al Rifugio Gnifetti ( 3650 m ) fino ad arrivare a lei, la Regina delle Nevi, la Capanna Margherita ( 4559 m ). Ecco, credo sia stata in quell’occasione che il mio cervello ha iniziato “frullare” per capire come arrivare lassù, ma questa è un’altra storia e la trovate qui Obiettivo 4559.

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Ma le tende? Giusto, le tende. E’ in questo angolo di paradiso a quota 3500 m che la Ferrino ha letteralmente piantato le tende da oltre 20 anni. Ogni anno mette infatti  a disposizione di escursionisti e alpinisti ( ma dovete fare richiesta ai gestori ) le sue tende High Lab, dandovi la possibilità ( fino alla metà di Agosto ) di vivere una o più notti simulando la vita in spedizione. Una sorta di campo base per l’alta quota in formato mignon! Bello vero!? E vi prometto che vi ci porto l’anno prossimo!

Per informazioni sul rifugio: www.rifugioquintinosella.com

Se invece siete curiosi e volete info sul Laboratorio HigLab: www.ferrino.it/experience/highlab/

 

Accesso : autostrada A5 uscita di Pont Saint Martin. Una volta usciti dall’autostrada seguire le indicazioni per Gressoney e proseguire fino a fondovalle raggiungendo il grande parcheggio di Staffal.

Difficoltà : EE – F

Dislivello :  970 m ( dal Colle della Bettaforca )

Tempo di percorrenza :  3.30 ore

NOTA: sono presenti tratti attrezzati con corde fisse e scalini in acciaio – l’ultimo tratto consiste in una cresta aerea ( sconsigliata a chi soffre di vertigini ) con ponticello in legno che unisce due punte di roccia.

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Itinerario :

Lasciata l’auto al parcheggio di Staffal salite fino al Colle della Bettaforca ( 2672 m ) utilizzando gli impianti di risalita: funivia Staffal – S. Anna e poi seggiovia S. Anna – Colle Bettaforca ( http://www.visitmonterosa.com/monterosa-ski/gressoney-la-trinite/ ). Dalla stazione di arrivo della seggiovia si prosegue a destra lungo la sterrata. Il sentiero è unico segnavia 9 fino al Rifugio Quintino Sella. Raggiungerete a breve il passo, da cui si può godere di un panorama unico sul massiccio del Monte Rosa e, nubi permettendo, se avete una buona vista potrete intravedere anche il Rifugio Quintino Sella adagiato ai margini del ghiacciaio.

Tenete la sinistra, superate il Colle della Bettolina e proseguite ( seguendo segni gialli ed omini dalle forme curiose ) attraversando l’estesa e curiosa pietraia che piano piano risale il versante prendendo quota dolcemente. Da qui in poi, nubi permettendo, sarete accompagnati fino in cima dagli scenari innevati dei 4000 del Monte Rosa: Polluce e Gemelli ( Val d’Ayas ) alla vostra sinistra, Castore in lontananza sopra le vostre teste, Lyskamm e Lys ( Valle di Gressoney ) alla vostra destra.

Raggiunta una piccola costruzione in pietra (sulla vostra sinistra) il sentiero su pietraia si fa ripido e incontrerete alcuni tratti attrezzati con staffe e scalini in acciaio. Continuate a salire oltre il piccolo nevaio ( che non richiede attrezzatura ma solo un po’ di attenzione ) e raggiungete la prima ante cima.

Qui inizia la spettacolare cresta aerea attrezzata con corde fisse che, attraverso il ponticello in legno, vi porta in breve al rifugio.

Il Rifugio Quintini Sella si trova a quota 3585 m, quindi lungo il tragitto sarete già sottoposti all’effetto dell’alta quota. Se non sapete cos’è o cosa può comportare, leggete qui Mal di montagna. Se siete già acclimatati e la fame si fa sentire, assaggiate polenta e spezzatino! E’ buonissima!!

Se volete un’anteprima del percorso, date un’occhiata qui

 

La “movimentata” storia del rifugio Quintino Sella al Felik

Come molti altri rifugi, anche il primo “rifugio” Sella altro non era che una capanna, costruita dalla sezione del CAI di Biella insieme alla sezione del CAI di Varallo Sesia. Inaugurata il giorno di ferragosto del 1885, fu intitolata al Senatore Quintino Sella, fondatore del CAI e morto a Biella l’anno precedente.

La capanna, costruita interamente in legno, poteva ospitare circa 15 persone. E ovviamente il materiale necessario alla sua costruzione non venne portato lassù con i mezzi che immaginiamo e che abbiamo a disposizione oggi: avvenne a dorso di mulo sino al Colle Bettaforca e da qui proseguì a spalla di portatori!

Agli inizi del 1900, “rovinato dalle intemperie e dalla incuria dei visitatori” ( gli incivili purtroppo c’erano già allora… ), la sezione CAI di Biella decise di ricostruire la capanna. E venne presa un’importante decisione: serviva un custode. Il primo custode della capanna fu la guida Giovanni Guglielminotti di Alagna, detto il Biondo. Qualche anno più tardi, la vecchia capanna venne rimossa e avvicinata alla nuova allo scopo di utilizzarla come alloggio del custode. La cosa più curiosa è che lo stesso anno la custodia del rifugio venne affidato alla famiglia Roveyaz che ( prima attraverso la forza e la volontà del padre, poi attraverso la passione dei due figli ) fecero della “capanna Sella” una ragione di vita, restandone i custodi per 60 anni.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, data l’affluenza di persone per il rapido sviluppo dell’alpinismo, la capanna non era più sufficiente per dimensione e caratteristiche, così nel 1924 venne nuovamente ampliata. Raddoppiata in lunghezza e aggiunti i due corpi laterali, era pronta per ospitare sempre più avventurieri.

Nel 1936 un fatto eccezionale mise in serio pericolo l’integrità della capanna: la notte del 4 agosto una enorme frana ( stimata con più di 200.000 metri cubi ) si staccò in prossimità del rifugio e precipitò sul versante della valle di Ayas, raggiungendo l’Alpe di Verra Superiore. La frana seppellì quasi completamente l’alpeggio uccidendo 24 capi di bestiame e i tre alpigiani si salvarono per miracolo.

Visto il pericolo di un ulteriore movimento franoso, venne immediatamente disposto lo spostamento ulteriore ( arretrandola ) per ragioni di sicurezza. Inutile dire che questo richiese tempo e duro lavoro. Ma purtroppo anche la nuova posizione della capanna non si dimostrò sicura e nel 1945 il CAI fu costretto a spostarla di nuovo ( con un altro considerevole arretramento ) per collocare la struttura su di un solido banco di roccia.

Da allora non è più stata spostata, è solo cresciuta nel tempo passando il testimone di generazione in generazione e trasformandosi anno dopo anno nell’accogliente rifugio che troverete al vostro arrivo.

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Autore: Giorgia Ricotti

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