Monte Rama

“ I versanti ovest e sud sono tendenzialmente brulli, alternando distese prative ad affioramenti rocciosi; i versanti nord ed est, delimitati dalla valle del Lerca, sono invece boscosi, con presenza di pini e faggi.”

[ Wikipedia]

Così viene descritto il Monte Rama, e quando percorrerete questo tratto di Alta Via dei Monti Liguri vi accorgerete quanto è vario il paesaggio che incontrerete, tanto che a volte non sembrerà nemmeno di essere nello stesso luogo di qualche metro prima. Secondo noi il tratto che va dal Passo del Turchino fino a Pra Riondo, è uno dei più belli di tutta l’Alta Via.

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Accesso :  uscita autostradale Masone, su autostrada Alessandria – Voltri. Alla prima rotonda fuori dal casello, svoltare a destra in direzione Masone – Genova.  Attraversate l’abitato di Masone proseguendo in direzione del Passo del Turchino. Oltrepassate la galleria e all’incrocio svoltate a sinistra in direzione Passo del Faiallo. Proseguite sempre sulla strada principale fino a raggiungere la sbarra (aperta) del Passo del Faiallo, nei pressi dell’Agriturismo La Nuvola sul Mare ( http://lanuvolasulmare.com ).

Tempo :  circa 2.30 ore

Dislivello: 600 m ( complessivi dei saliscendi )

cartina

Itinerario:

Lasciate l’auto nei pressi dell’Agriturismo e dirigetevi verso l’ingresso della struttura. Troverete l’ingresso dell’Alta Via dei Monti Liguri (1050 m), il vostro cammino inizia da qui.

Le indicazioni dall’ Agriturismo fino al Rifugio Argentea lo trovate qui Rifugio Argentea.

 

Il Rifugio Argentea (1088 m) dispone del locale invernale sempre aperto e, nella bella stagione, di una camerata da 15 posti letto per il pernottamento. Non effettua servizio ristorante, ma troverete i membri del CAI che con un sorriso vi daranno bevande e caffè ( lasciando una piccola offerta). Per prenotare il pernottamento e per maggiori informazioni, cliccate qui http://www.caiarenzano.it/index.php/rifugio-argentea .

Per proseguire verso il Monte Rama riportatevi sul sentiero dell’Alta Via dei Monti Liguri, scendendo tra gli alberi alle spalle del Rifugio ( seguite i bolli gialli ). Una volta sul sentiero scendete a sinistra fino al primo incrocio ( Pian di Lerca ) dove proseguirete dritti in direzione Prato Riondo risalendo il crinale. Raggiungete il piccolo riparo di Cima del Pozzo e proseguite sul sentiero entrando nel caratteristico bosco di faggio.

 

Usciti dal bosco vi troverete in una radura, attraversatela fino ad un bivio e tenete la sinistra, seguendo sempre la segnaletica dell’Alta Via. Scenderete ancora in un bosco più rado fino a raggiungere il quadrivio Colle Sud Bric Resunnou, all’estremità della radura di Prato Ferretto. Proseguite dritti sul sentiero in salita in direzione del SciarborascaMonte Rama ( segnaletica + = ).

 

Proseguite sull’unico sentiero che prosegue a mezza costa fino alla cima, incontrando curiose formazioni rocciose e un breve tratto a ripido su sassi.

 

 

Verso Pra Riondo attraverso Prato Ferretto

Se al quadrivio di Colle Sud Bric Resunnou ( invece di salire al Monte Rama ) seguite le indicazioni per Pra Riondo, imboccando l’ampia sterrata che vi porterà fino al Rifugio omonimo in circa 20 minuti, attraverserete per intero la piana di Prato Ferretto.

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Un curioso pianoro dalla “storia geologia avvincente” ( come si trova scritto in alcune guide ) caratterizzato dai cosiddetti Campi di Pietra ( o blockfield ): distese di enormi rocce che sembrano ammassate nei prati, quasi portate dall’uomo non si sa bene per quale motivo. Detti anche fiumi di pietre  ( blockstream ), i campi di pietre tipici delle zone di crinale di quest’area, sono la dimostrazione dei processi geomorfologici che si sono verificati in ambiente periglaciale.

 

 

Un’altra delle particolarità del Parco del Beiguà è la tipica roccia verde, nome comune delle ofioliti ( così chiamate dal colore dei minerali che le compongono ). Insieme a Punta Martìn e alla zona di Praglia, il Parco del Beigua da vita ad un complesso geologico chiamato Gruppo di Voltri.

 

Nel Mesozoico le ofioliti che oggi formano questi massicci erano parte del fondale oceanico ( il famoso Tetide, che a scuola abbiamo sentito tutti almeno una volta – insieme alla Pangea ); un centinaio di milioni di anni fa la questo oceano si è progressivamente ristretto fino a scomparire. Le rocce oceaniche vennero spinte in profondità con l’avvicinamento delle placche tettoniche ( Europea e Africana ) fino a che, 40 milioni di anni fa, non si scontrarono dando vita alle Alpi. Così parte dell’antico fondale fu sospinto di nuovo in superficie, insieme ad altri materiali che ritroviamo oggi anche sulle Alpi. Questo particolare tipo di formazioni rocciose possiamo trovarle nel gruppo del Monviso e in alcune zone delle Alpi Occidentali.

 

Se volete un’anteprima del percorso, date un’occhiata qui

 

Altri trekking nel Parco del Beigua: Canyon della Val GargassaLago della Tina

Altri trekking nella zona: I dintorni del Bric del DenteMonte Reixa

 

Se sei alle prime esperienze di trekking possono interessarti questi consigli:

Cosa vuol dire fare trekking – Dislivello e difficoltà – Una notte in Rifugio – Una notte in BivaccoViaggi in trekking

 

Autore: Giorgia Ricotti

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