Anello della Val Pogallo

Una piccola valle, una grande magia si potrebbe dire! Fino ad oggi non eravamo mai stati nel Parco Nazionale della Val Grande, non conoscevamo assolutamente questa piccola valle laterale e soprattutto non sapevamo, come spesso accade, fino a che punto le voci che girano su una determinata zona sono leggenda o verità. Ma questa è un’altra storia, che vi racconterò più avanti parlando della Val Grande. Sulla Val Pogallo vi posso dire che è una delle zone più frequentate del Parco, anche se la parola  frequentata è molto relativa; le voci sul fatto che questa zona sia ancora fuori dal turismo di massa, sono vere. Diciamo che la Val Pogallo, grazie ai facili sentieri che offre, permette a tutti di poter avere almeno un assaggio delle meraviglie della Val Grande. I percorsi da Cicogna a Pogallo, a Pian di Boit, all’Alpe Prà sono ben segnalati e dalla difficoltà medio-facile. La prima parte dell’anello percorre la Strada Sutermeister, una mulattiera costruita agli inizi del ‘900 per collegare Cicogna a Pogallo, ed è la classica camminata che si fa per avvicinarsi all’ambiente della Val grande; è un percorso che si sviluppa interamente nel bosco, tra scale in pietra, ponti antichi, pozze d’acqua e cascate. Un percorso di rara bellezza, soprattutto con i colori dell’autunno.

La Val Pogallo potremmo definirla anche così: alle porte della Val Grande – l’area wilderness più estesa delle Alpi.

“Wilderness in Val Grande si identifica con un luogo ormai abbandonato, senza strade, senza insediamenti permanenti e neppure stagionali, dove la natura sta lentamente recuperando i suoi spazi. In questa valle, wilderness significa armonia, equilibri naturali e silenzi incontrastati. Un silenzio che si vive fisicamente, il silenzio dei luoghi abbandonati che offre l’occasione per fermarci e predisporci all’ascolto. C’è il silenzio della memoria, che fa affiorare i ricordi e fluire liberamente i pensieri. C’è il silenzio dentro di noi, della ricerca interiore, del tentativo di esplorare nel profondo le cose o di elevarsi ricercando le diverse espressioni della spiritualità.” ( http://www.parcovalgrande.it )

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Accesso :  autostrada A26 Gravellona Toce, uscita Stresa – Baveno. Una volta usciti restate su via Degli Scalpellini fino ad imboccare la Strada Statale 33 del Sempione che costeggia il Lago Maggiore, tenendo la sinistra alla rotonda in direzione Feriolo. Oltrepassate il paese restando sulla strada principale ( sempre SS33 ) fino ad una rotonda dove troverete le prime indicazioni per il Parco Nazionale della Val Grande. Seguitele fino a raggiungere il piccolo abitato di Cicogna, dove lascerete l’auto nel parcheggio del bar – centro parco.

Nota: da Rovegno a Cicogna la strada è molto stretta, fate attenzione ( e non pensate di andarci con camper o van perché è fisicamente impossibile ).

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Difficoltà : E

Tempo : 5 ore ( intero anello )

Dislivello: 600 m

Itinerario:

Una volta lasciata l’auto in paese, scendete lungo la strada asfaltata fino a raggiungere l’ultimo tornante che avete percorso in auto, lì troverete le indicazioni per Pogallo. Imboccate l’ampio sentiero che entra nel bosco e proseguite fino ad un bivio, tenete la sinistra ( ignorando il sentiero che scende ) seguendo sempre l’indicazione per Pogallo. Da qui in poi non si può sbagliare: il sentiero è unico, ampio ed evidente con tabelloni illustrativi del Parco ( oltre alla normale segnaletica ). Godetevi gli splendidi angoli che il bosco vi offre, tra sali scendi in pietra che donano al sentiero ancora più fascino.

Si arriva alla prima pozza dal colore turchese, alle cui spalle si trova uno degli angoli più belli del percorso: una cascata che si getta in un piccolo canyon, da cui si intravede il pittoresco Punt dul Chelenesc. Oltrepassate il ponticello in legno e proseguite seguendo il sentiero, che sale a tornanti per un breve pezzo. [ Se volete fare una brevissima ma interessante deviazione fotografica: sulla salita che incontrerete appena dopo il ponticello in legno, troverete sulla destra un sentierino poco evidente che scende abbandonando il sentiero principale; scendete e raggiungete Ponte Chelenesc, da qui la vista sul canyon è decisamente migliore!]

Una volta ritornati sul sentiero principale proseguite la salita e percorrete la mulattiera fino alle porte di Pogallo; anche in questo tratto gli angoli da bosco incantato non mancheranno.

Pogallo si trova su un ampio terrazzo pianeggiante, soleggiato e al centro dell’omonima Valle, che ( come vedrete dall’alto proseguendo l’anello ) è molto aspra e assolutamente inviolata. Salite nel prato, entrate nel borgo e seguite l’indicazione Baita Vallè, che vi porta nello spiazzo della fontana dove troverete le indicazioni per proseguire.

Seguite il sentiero che sale nella bella faggeta prendendo quota rapidamente con numerosi tornanti nel bosco: segnavia Alpe Prà – Cicogna. Raggiungerete l’Alpe Caslù e, ancora più su, una cappelleta ( Cappelletta di Cima Selva ) nascosta tra gli alberi che dovrete oltrepassare tenendo la destra.

Usciti dal bosco continuate a salire oltrepassando l’Alpe del Braco e le sue vecchie baite abbandonate. Raggiungerete a breve un altro agglomerato di vecchie costruzioni in pietra diroccate, da cui potrete ammirare un ampio panorama sulle valli sottostanti. Si vede in lontananza il piccolo borgo di Pogallo e, se non era ancora evidente, la natura incontaminata di questi luoghi. Dall’Alpe del Braco, il sentiero segnalato sale ancora verso l’Alpe Leciuri, punto più elevato dell’anello.

Proseguite seguendo le indicazioni per Cicogna – Alpe Prà. Il sentiero prosegue quasi pianeggiante nel bosco fino al curioso passaggio tra le rocce ( detto Il passaggio delle vacche perché scavato dall’uomo per consentire il passaggio del bestiame da un alpeggio all’altro ) e poi inizia a scendere verso il Rifugio Casa dell’Alpino, che raggiungerete in breve tempo.  Per info sul Rifugio:

http://www.parcovalgrande.it/operatore.php?progressivooperatore=11517

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Dal Rifugio seguite nuovamente la mulattiera che scende a valle verso Cicogna, da qui in poi non potete sbagliare perché l’ampio sentiero è unico e ben evidente. Scenderete a zig-zag incontrando vari pannelli illustrativi del Parco; troverete una piccola deviazione che vi porta ad un masso con curiose incisioni rupestri.

Scendete, scendete, scendete tra boschi incantati e vecchie costruzioni ormai di proprietà del bosco. Raggiungerete un bivio in prossimità di un rudere e del tabellone illustrativo “Cicogna: da alpeggio a paese”, scendete a sinistra e raggiungete il centro di Cicogna, sopra il parcheggio dove avete lasciato l’auto.

 

Strada Sutermeister : una storia d’acqua

Come troverete scritto su alcuni tabelloni: mulattiera? Sentiero? Strada? Sembra difficile definire con esattezza questo percorso, così imponente ma assolutamente inusuale per le valli alpine. Questa vera e propria opera, che per certi versi può essere paragonata ad una strada, fu fatta costruire da Carlo Sutermeister nei primi del ‘900, in sostituzione del ( vecchio e faticoso ) sentiero che portava da Cicogna a Pogallo attraverso Cima Selva. Oltre ad essere uno dei soci fondatori della sezione CAI di Verbania ( correva l’anno 1874 circa ), il Sig. Carlo non ha ottenuto una strada che porta il suo nome solo per questo motivo. L’ha fatta costruire lui, va bene, ma viene ricordato per l’uso che aveva intenzione di farne. Infatti, la sua buona conoscenza di queste valli lo portò a maturare un’idea: consapevole che la flottazione del legname fosse ormai vietata da anni ( per i danni che provocava all’ambiente, modificando bruscamente e in modo distruttivo argini e piccoli canali ) pensò che per continuare a “utilizzare” i boschi della Val Grande, dando di nuovo lavoro alla gente del posto, bastava cambiare metodo di trasporto del legname. Così si passò dalla flottazione alle teleferiche, i cosiddetti fil a sbalz, che ricoprivano la valle e trasportavano per inerzia i tronchi tagliati fino a Pogallo ( dove proprio lui aveva istituito un centro per lo smistamento del legname ). Da qui partiva la grossa come la chiamavano in paese: teleferica da 10 km che raggiungeva la stazione ferroviaria di Fondotoce carica di legna.

Ma non era tutto, perché il Sig. Carlo era un uomo che ne sapeva parecchie. Già proprietario di stabilimenti tessili e per la filatura del cotone, ebbe un altro colpo di genio e, tra il 1888 e il 1892, progettò e realizzò la prima centrale idroelettrica d’Italia con trasporto a distanza di corrente alternata. Proprio in Val Grande, sulle rive del fiume San Bernardino. Il suo posto di rilievo nell’industria verbanese lo ottenne a pieno titolo, portando per la prima volta l’elettricità tra le vie di Pallanza e Intra. Figo vero!? Soprattutto perché così facendo riuscì a far impallidire niente di meno che Roma capitale, che invece inaugurò il suo primo impianto solo qualche mese più tardi, a luglio dello stesso anno.

Ma prima come si faceva? Cos’è la flottazione?

disegno_flottazioneSe una volta arrivati a Punt dul Chelenesc vi soffermate per un attimo a osservare il canyon sottostante, o provate a pensare ad una qualunque forra che vi viene in mente, non farete fatica a immaginare quanta potenza ha un corso d’acqua anche così piccolo. Leviga la roccia per secoli creando profonde fessure e paesaggi curiosi, trasporta massi per chilometri come se fossero batuffoli di cotone, e purtroppo fa parecchi danni se la portata d’acqua non riesce più ad essere contenuta nei suoi argini. La forza dell’acqua, si sa, è stata sfruttata per secoli come via di trasporto per materiali e persone; in questa piccola e isolata valle il trasporto di legname ha dato lavoro e sostentamento alle genti per molto tempo. Come vedrete, la Val Grande sembra essere un’enorme fabbrica di alberi e sembra averne a disposizione più di quanti ne possano servire, e il taglio dei boschi appunto è sempre stata l’unica attività ( oltre ai pastori ) per la sopravvivenza della valle.

In poche parole la flottazione è un metodo di trasporto del legname che funzionava così: si creava uno sbarramento sul corso d’acqua ( più a valle del deposito di legna ) creando un invaso di una determinata portata d’acqua, poi buttavano i tronchi nell’invaso, lo si apriva e, sfruttando l’onda di piena ( controllata ), i trochi procedevano verso valle fino a destinazione. Se no bastava un invaso, ne venivano progettati altri per proseguire il cammino.

Cos’è successo dopo già lo sapete, si è passati allo sfruttamento idroelettrico con la centrale di Cossogno e poi anche sul Rio Pogallo e Val Grande. Le acque vengono incanalate fino a Rovegno e ancora oggi attivano le turbine della centrale, fornendo parte dell’elettricità.

 

Un’altro interessante sentiero ( ma decisamente meno agevole e non adatto a tutti ) nella zona è il sentiero attrezzato della Val Grande, che troverete descritto in questo articolo Anello della Val Grande.

Se volete un’anteprima del trekking in Val Pogallo, guardate il nostro video

 

Se sei alle prime esperienze di trekking possono interessarti questi consigli:

Cosa vuol dire fare trekking – Dislivello e difficoltà – Una notte in Bivacco – Una notte in RifugioViaggi in trekking

 

Autore: Giorgia Ricotti

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