Val Grande e Wilderness

In questo anno abbiamo sentito parlare molto di questa valle. Le parole d’ordine associate a questo luogo sono: non c’è acqua, ci si perde, il telefono non prende. Detto da persone poco abituate alla montagna ( che per altro non sono mai state in questa zona.. ), posso anche capirlo; ma detto da persone che in montagna ci vanno e hanno girato diverse zone, ci ha fatto saltare in mente due cose. La prima cosa è questo pensiero “..ma perché tu di solito in montagna dove vai?? Il telefono non prende quasi mai, le fontane non sbucano esattamente da ogni sasso ( così come i rifugi ) e ti puoi perdere se non hai una cartina o non guardi dove vai..”. La seconda cosa è questo pensiero: “.. saremo noi che, essendo abituati a fare trekking sull’Appennino, siamo preparati a qualsiasi tipo di tragedia in cammino..??”. Così, come facciamo di solito prima di aprire la bocca ( o nel mio caso, prima di aprire il PC ) abbiamo comprato la cartina del Parco Nazionale della Val Grande, abbiamo letto qualche libro e, soprattutto, siamo andati a vedere! Volete sapere cosa abbiamo scoperto?

 

 

Ve lo racconto subito! Abbiamo scoperto quello che temevamo.. cioè che si è creata una serie di false credenze legate a questo luogo che non hanno ragione di esistere. Non perché siano bugie ( i telefoni non prendono, in alcune zone non ci sono fontane, i sentieri sono pochi ( e lunghi ) e non ci sono rifugi ) ma semplicemente perché queste caratteristiche non sono così anomale se si pensa alla montagna. Di sicuro se siete abituati a frequentare zone di montagna con sentieri segnalati fino alla nausea, un rifugio-ristorante ogni 2 km, bus navette, e coperture al millimetro della rete telefonica.. effettivamente questa zona è altamente destabilizzante. Ma se siate abituati a muovervi in montagna, quindi sapete seguire un sentiero che a tratti è poco evidente o coperto di vegetazione, e se siete abituati a fare trekking in zone dove la copertura di rete è minima o assente ( che, almeno nella mia esperienza, è praticamente la norma! ), non avrete problemi. Se poi non siete abituati a rifugi-ristoranti, ma vi accontentate di bivacchi spartani come punto di appoggio, siete a cavallo e pronti per godervi questa meraviglia del wilderness in ogni stagione. Se avete fatto trekking almeno una volta sull’Appennino, vedrete che non troverete molte differenze; ovviamente, sto parlando a livello di tracciatura sentieri e “comodità” ( punti di appoggio, acqua, trasporti ) perché l’ambiente è tutta un’altra storia! Dopotutto se la Val Grande e la sua laterale, la piccola e incantevole Val Pogallo, sono inserite in un Parco Nazionale al cui interno è conservata una Riserva Integrale, un motivo ci sarà. E vi assicuro che questo motivo non merita che miti e leggende offuschino il suo incontaminato splendore! Andate in Val Grande e, almeno per qualche ora, assaporate cosa vuol dire andare in montagna davvero: armonia, equilibri naturali e silenzi incontrastati. Niente confusione, niente telefono, solo natura e il tanto temuto silenzio.. quello che ci obbliga a ricontattare noi stessi, che ci chiede presenza in un luogo, che riattiva le nostre capacità di interpretare, prevedere e organizzare senza dipendere. Un luogo dove poter trovare quella parte di noi che sta sempre più scomparendo nel caos e nella fretta quotidiana. Sempre più spesso le persone ricercano la natura perché fa bene, senza saperne il motivo, o perché va di moda, senza capire cosa comporta stare in natura.. e forse è per questo che nascono certe voci su luoghi come questi. Forse nascono perché ormai vivere la natura in modo consapevole richiede uno sforzo, non è più una cosa che viene spontanea o che porta prima di tutto piacere. Siamo così totalmente dipendenti da tecnologia e comfort che ogni minima cosa che viene a mancare si trasforma in pesante mancanza. Siamo così tanto immersi nel rumore, da aver paura del nostro stesso silenzio. E siamo così maledettamente di corsa, sempre, da non riuscire nemmeno a camminare con calma per godersi il viaggio. Sì, credo sia per questo che nascono miti e leggende su queste poche e sempre più rare aree wilderness: nascono perché nel profondo del nostro essere, la natura ( quella vera, non quel surrogato che ci fa rimanere nella nostra inutile zona di comfort ripulendo la nostra sciocca coscienza ) ci fa una paura tremenda! E si sa, quello che non riesci a comprendere o a gestire, devi allontanarlo o convincerti che sia pericoloso per evitarlo.

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Il Wilderness

In genere quando sentiamo questa parola nella nostra mente compaiono immagini di spazi sconfinati, luoghi selvaggi e dove non si trova traccia dalla presenza dell’uomo a perdita d’occhio. Si pensa sempre ai grandi spazi d’oltre Oceano ( Americhe, Africa, Asia ) e queste immagini quasi faticano a trovare posto accanto a luoghi italiani come ad esempio la Val Grande. Si tende, sbagliando, a pensare che i nostri siano spazi troppo piccoli o troppo antropizzati per poter rientrare in questa categoria, ma in realtà non è così. Qui le tracce della presenza umana sono ancora evidenti: mulattiere, alpeggi, terrazzamenti, resti arrugginiti di teleferiche. Tutte testimonianze che in questi luoghi, nei secoli passati, l’uomo è stato assiduo frequentatore della valle. Quindi verrebbe da chiedersi ma quindi perché wilderness? Come riporta il sito del Parco Nazionale della Val Grande:

“ Wilderness in Val Grande si identifica con un luogo ormai abbandonato, senza strade, senza insediamenti permanenti e neppure stagionali, dove la natura sta lentamente recuperando i suoi spazi. In questa valle, wilderness significa armonia, equilibri naturali e silenzi incontrastati.”

Quel famoso silenzio di cui parlavamo, che oggi fa così tanta paura all’essere umano. Quel silenzio tipico dei luoghi abbandonati, che ti obbliga fermarti, che ti chiede di restare in ascolto. Quel silenzio che puoi quasi sentire sulla pelle, e che risuona nel profondo dell’anima. Alla ricerca, in esplorazione o per conoscere. E’ il silenzio della memoria che, attraverso i ricordi di un luogo, fa riaffiorare i tuoi e lascia che pensieri ed emozioni vengano alla luce. E’ il silenzio di quel fastidioso senso di solitudine, così necessario però per comprendere noi stessi e le diversità altrui. E’ la scoperta che si può condividere di più nel silenzio che nelle parole, e forse è per questo che il silenzio ci fa tanta paura; le parole possono ingannare ( noi e gli altri ), il silenzio no ( è puro e trasparente ). Come avrete capito, uno dei valori aggiunti della Val Grande è la riscoperta del silenzio. Il silenzio c’è ovunque in montagna! mi direte voi. Certo, è vero, ma c’è silenzio e silenzio. Chi è abituato a sentire, invece che semplicemente constatare l’assenza di rumore, ha capito di cosa sto parlando. Qui anche il fruscio delle foglie, il vento tra gli alberi o la voce del bosco, hanno un altro sapore: il sapore della natura che, con pazienza e tenacia, sta cercando di riprendere possesso di ciò che è suo.

 

Il Parco della Val Grande per certi versi è un parco anomalo. Nell’immaginario comune ( e anche nell’abitudine del nostro Paese ) un Parco è un luogo in cui la natura regna sovrana, dotato di regole e divieti per la salvaguardia del territorio, ma con strutture e servizi ( rifugi, sentieri, ecc. ) che rendano più agevole e confortevole la permanenza dell’uomo al suo interno. Questo Parco invece è selvaggio e isolato, Come dicevamo i sentieri sono pochi, le strutture ricettive praticamente inesistenti ( troverete l’ostello a Cicogna, qualche bivacco spartano lungo i sentieri e un paio di rifugi, anche loro piuttosto rustici ) e anche arrivare ai piccoli paesi dove poter lasciare l’auto non sempre è facile. Almeno, sempre secondo i canoni della maggior parte delle persone. Come recita il sito: la Val Grande può essere una sfida, prima di tutto con sé stessi. Il brivido della Val Grande non è dato da motivi reali e tangibili nel percorrerla, bensì dal viverla.

Tornando ai famosi tre pensieri che vi ho nominato all’inizio dell’articolo ( non c’è acqua, ci si perde, il telefono non prende ) di cui non capivamo il senso, posso dirvi che probabilmente queste parole sono state “tramandate” con un significato errato. In Val Grande ci si può perdere, ma non fisicamente; ci si perde spiritualmente ed emotivamente, perché si entra in contatto con la parte più profonda di noi e del nostro sentire. In Val Grande non c’è acqua, non perché realmente non si trovi sostentamento; non si trova ciò che l’acqua rappresenta ( antropizzazione e percezione della zona di comfort ad esempio ). In Val Grande il telefono non prende ( come succede altrove del resto ) ma il silenzio di questi luoghi è talmente assordante da rendere ancora più difficile disconnettersi dal mondo; perché è un silenzio che non solo ti allontana dal quotidiano, come può fare un silenzio “qualunque”, ma ti costringe a riconnetterti con te stesso e questo, capirete da soli, che non per tutti è cosa semplice o piacevole.

 

 

Se volete saperne di più cliccate qui Anello della Val Grande e Anello della Val Pogallo.

 

Autore: Giorgia Ricotti

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. E’ bellissima! Io ho dormito al Bivacco di Bocchetta di Campo, se ricordo bene partendo da un agglomerato di 5 case chiamato Fondo Li Gabbi…un paesaggio meraviglioso!!

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