Giro del Postino

Si potrebbe cominciare così. C’era una volta, in un luogo lontano lontano, una piccola valle dal nome curioso. Era la Val Boreca che, chiusa tra le cime dell’Appennino sul confine di ben 4 Province ( Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova ) nascondeva i suoi piccoli borghi dall’architettura variegata. Lontana non tanto per collocazione geografica, ma per accessibilità e conformazione del territorio. Era una valle che proprio non voleva saperne della presenza dell’uomo e che ha difeso questo aspetto perfino a colpi di geologia. Il torrente Boreca infatti, è l’affluente del fiume Trebbia a cui la natura ha riservato un viaggio davvero strong: mentre gli altri affluenti scorrono su substrati geologici dalla struttura “tenera”, avendo quindi la possibilità di modellare le vallate circostanti, il cammino verso valle del torrente Boreca avviene su di una durissima formazione rocciosa di arenarie cementate e stratificazioni di marne, calcari e argille. Questo vuol dire, in parole povere e poco tecniche, che la “resistenza” di queste rocce all’erosione ha permesso a questi luoghi di rimanere immutati nel tempo. La vallata ha mantenuto così la caratteristica forma a V tipica degli ambienti alpini, ma essendo sull’Appennino anche dove non ha fatto l’erosione fluviale, nulla ha fatto l’erosione glaciale ( di cui ovviamente non si trova alcuna traccia ). Una valle talmente chiusa e fitta di vegetazione, da rendere invisibile il torrente da entrambi i versanti; ripide scarpate e sentieri nel bosco che sembrano scalate ( ben lontani dall’immaginario comune della passeggiata nel bosco ). E che boschi, intere colline completamente rivestite da querceti misti, castagneti abbandonati e incantevoli faggete ad alto fusto.

P1070667

Così il tempo passava e nulla cambiava. Un ambiente selvaggio, per niente addomesticato, in cui oggi la natura ha ripreso possesso di gran parte delle ( già poche ) proprietà dell’uomo. Cinque piccoli borghi a cavallo del torrente ( Artana, Belnome, Pizzonero, Suzzi e Bogli ) che oggi riposano nascosti tra i rami degli alberi. Praticamente ignorata dalle principali guide turistiche, dagli amanti del trekking e perfino da associazioni locali, la Val Boreca è un piccolo gioiello della natura. Forse una delle zone più belle dell’Appennino e assolutamente wild ( ve ne accorgerete anche solo arrivando in auto al paese dove inizia l’anello)! Per chi la conosce, una sorta di Val Grande appenninica. Impossibile non rimanere incantati! La natura è l’unica protagonista e della presenza umana troverete soltanto le tracce. Vi accorgerete che le poche persone che, con coraggio, stanno cercando di ripopolare ( almeno periodicamente ) quei piccoli borghi, sono come il loro torrente: forti e tenaci.

Perché si chiama Giro del Postino? Perché il percorso che sto per raccontarvi è lo stesso che faceva il portalettere per consegnare la corrispondenza ogni giorni nei vari paesini. A Belnome riposano i F.lli Rebollini, ultimi postini ad aver percorso questi sentieri.

P1070705

Accesso :  Artana – parcheggio sterrato alle porte del Borgo. Si raggiunge dal Passo del Giovà / Capanne di Cosola, accessibili sia dalla Valle Staffora che dalla Val Borbera che dalla Val Trebbia.

20181024_135003

Difficoltà : E

Tempo :  6 ore ( intero anello )

Dislivello : 700 m ( intero anello )

Itinerario :

Lasciate l’auto nel parcheggio a fondo strada e dirigetevi verso l’ingresso del borgo. Scendete fino alla fontana-lavatoio e tenete la sinistra continuando la discesa fino a fine paese ( segnavia rosso-bianco 175 ). L’imbocco del sentiero non è evidente, ma non si può sbagliare: proseguite nell’erba oltrepassando alcuni antichi lavatoi e scendete fino alle porte del bosco, da qui il sentiero si fa più evidente e indicato con segnavia rosso-bianco su alberi e pietre.

Scenderete con vari tornanti e lungo un suggestivo cammino nel bosco, tra muretti a secco coperti da soffice muschio e i colori dell’autunno. Fate attenzione perché il sentiero è scivoloso, soprattutto se è piovuto di recente. Ad un certo punto, nei pressi di un curioso albero, vi sembrerà che il sentiero si perda nel nulla.. attraversate gli alti arbusti che coprono la traccia e raggiungete il bivio con la segnaletica.

Svoltate a destra in direzione Pizzonero ( sentiero rosso-bianco 175 ) e Sentiero delle Carbonaie, che percorrerete per un brevissimo tratto. Il sentiero dopo un breve tratto pianeggiante scende ripido fino al torrente Boreca, dove dovrete guadare. La segnaletica per il guado è poco evidente ( ma c’è ) e anche una volta raggiunta l’altra sponda del torrente fate attenzione, i segnavia sono sulle pietre e li incontrerete tenendo la destra.

A breve raggiungerete un nuovo bivio, con indicazione Pizzonero, salite a sinistra seguendo la segnaletica e, al bivio successivo, proseguite di nuovo a sinistra risalendo nel ripido bosco in direzione Pizzonero – segnavia bianco-rosso 175 ( sempre facendo attenzione ai segni rosso-bianco che vi indicano la strada anche laddove il sentiero non è evidente ). Salite, salite, salite fino in cima alla faggeta, dove il sentiero piega bruscamente a sinistra facendosi pianeggiante.

Dopo qualche saliscendi incontrerete la deviazione per Belnome sentiero 121*. Proseguite in direzione Pizzonero – sentiero 121 che raggiungerete in breve tempo; fermatevi per qualche foto e fate rifornimento d’acqua alla grande fontana accanto alla capannina segnaletica. Da Pizzonero parte la strada sterrata che raggiunge, dopo qualche chilometro, la strada asfaltata che termina a Suzzi ( provenendo dalla lontanissima Gorreto ). Percorrete la sterrata fino alla sbarra nei pressi dell’asfalto e, se è stagione, raccogliete mele e castagne che troverete lungo il tragitto.

Oltrepassata la sbarra ( che va lasciata chiusa ) scendete lungo la strada asfaltata fino al primo tornante dove, nascoste tra gli alberi alla vostra sinistra, troverete la indicazioni per la scorciatoia molto bella che vi porta a Suzzi. Anche qui, oltre a riempire le borracce di acqua buona, prendetevi un po’ di tempo per fare due passi tra i vicoli del borgo e scattare qualche foto.

Attraversate il paese lungo la strada principale fino alla casa ad arco, che segna la fine del borgo come se fosse un’uscita. Dirigetevi verso la chiesa davanti a voi che sorge a bordo di un verde pianoro, in genere usato come pascolo per le mucche. Costeggiate il muro in pietra alla vostra destra che delimita il prato e imboccate il sentiero che si addentra nel bosco perdendo rapidamente quota. Scenderete sull’unico sentiero fino ad incontrare la breve deviazione per il Mulino di Suzzi, o meglio per i resti del vecchio mulino, dove troverete un pittoresco laghetto con cascata sul Rio Bogli.

Riportatevi sul sentiero principale e proseguite oltrepassando il piccolo ponte e poi, costeggiando il torrente, una vecchia costruzione in pietra con tanto di muretto. Il sentiero inizia poi a salire e raggiunge un piccolo guado, dove troverete le indicazioni per proseguire lungo il sentiero 121 per Bogli. Continuando a salire nel bosco incrocerete di nuovo il Sentiero delle Carbonaie, che ignorerete proseguendo dritti nella vostra salita sul sentiero 121. Una ripida ma fotogenica salita vi porterà alle porte di Bogli.

Al bivio che incontrerete fuori dal bosco, al termine della salita, avete due possibilità. Se svoltate a destra eviterete l’attraversamento del paese, sbucando in prossimità della Cappelletta di S.Rocco; se tenete la sinistra invece potrete curiosare nell’abitato, rubando qualche scatto e facendo rifornimento di acqua ( in paese ) e di mele ( accanto alla Chiesa di S. Marziano che incontrerete appena fuori dal paese ).

Sul tornante asfaltato della Chiesa troverete le indicazioni per Artana che, su strada sterrata con tratti di sentiero, vi riporteranno alla macchina. Incontrerete la Cappelletta di S.Rocco e dovrete sempre seguire i segnavia rosso-bianco che troverete sugli alberi. Arrivati alle porte di Artana attraversate il paese fino alla fontana-lavatoio da cui siete partiti la mattina e raggiungete il parcheggio. Non mancherà la tenera compagnia ( che si faticherà a lasciare )!

*Noi vi stiamo descrivendo l’anello breve del Giro del Postino. Se volete fare l’anello più lungo ( che comprende il borgo di Belnome ) da Artana dovrete seguire il sentiero 183 per Belnome fino al ponte che vi immette sulla strada asfaltata, poi risalite la strada asfaltata fino in borgo e ricongiungetevi all’anello breve seguendo il sentiero 121 fino al bivio per Pizzonero.

Se volete avere un’idea di cosa vi aspetta, date un’occhiata qui

Se sei alle prime esperienze di trekking possono interessarti questi consigli:

Cosa vuol dire fare trekking – Dislivello e difficoltà – Una notte in Bivacco – Una notte in RifugioViaggi in trekking

 

Autore: Giorgia Ricotti

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. La Susi ha detto:

    Le foto sono incantevoli e l’articolo è proprio carino ma la salamandra non toccatela la prossima volta, l’uomo può trasmetterle malattie e parassitosi nonchè innalzarne troppo la temperatura corporea!

    Mi piace

    1. justoncemoretravel ha detto:

      Lo sappiamo. Non l’abbiamo toccata noi e chi l’ha fatto aveva una buona motivazione. Noi abbiamo solo approfittato dell’attimo per rubare uno scatto.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...