Chiedimi se sono felice

Siamo portati a credere che niente sia possibile fuori dai nostri binari, dai nostri schemi, dalle nostre abitudini e dalle nostre certezze. E siamo ancora più convinti del fatto che ci siano delle imperdibili tappe che dobbiamo raggiungere, a tutti i costi e a qualunque prezzo. Una sorta di dovere morale: studia – trovati un posto fisso – sposati – fatti una famiglia ( al resto penserai quando sarai in pensione ).

Per anni ho cercato risposte pragmatiche ed educate, quasi vergognandomi di quella sensazione che ogni volta mi attraversa di fronte a quelle domande: non è ora che ti trovi un lavoro serio? Non è ora che ti sposi? Non è ora che fai dei figli?.. Domande a cui bisognava rispondere “Non è ora che inizi a farti i cavoli tuoi?” a cui invece seguiva una serie di imbarazzanti silenzi, che nel tempo hanno fatto solo dei danni. Sì perché chi c’è dall’altra parte te lo chiede senza pensare.. se accendesse il cervello anche solo 3 secondi netti prima di dare aria ai denti,  penserebbe che se già hai fatto fatica a scuola magari è meglio che vai a lavorare o che se non hai un posto fisso è perché magari l’Italia è cambiata e non dipende da te, o che se non hai figli può essere perché non ne possono arrivare e non perché hai voglia di divertirti.. Ho provato anche a rispondere “..sto cercando di essere felice!” ma pare non sia contemplato nelle risposte possibili. Vieni additato tipo eretico, con tanto di fattura confezionata con dito indice al cielo, al grido di “Eh già! Tutti vorrebbero essere felici… ma non si può”. E perché? Chi lo dice? C’è un codice morale non scritto per cui è necessario vivere nel sacrificio e nella sofferenza finché peste ti colga!? Fatemi capire. Chi sceglie cosa può o non può rendermi felice, cosa deve o non deve darmi soddisfazione, cosa devo o non devo fare da grande? Che ne sai tu di come sono, di quello che vorrei, di quello che sono..?

mont chetif - val veny

Ho studiato perché si doveva fare, ma ho un disturbo dell’apprendimento e se andavo a lavorare era meglio. Ve lo immaginate cos’è stata la scuola per me!? No, non ve lo potete immaginare.. non lo augurerei neanche al mio peggior nemico. E lo sapete, perché mi conoscete, però avete ancora il coraggio di chiedermi “perché non fai medicina invece che una laurea triennale?”.. ma cosa vi dice il cervello? Ho fatto un Master, corsi come se non ci fosse un domani e soldi a palate bruciati sul rogo.

Ho trovato un lavoro di cui potersi riempire la bocca. Subito, praticamente non mi ero ancora laureata! Lavoro in Sanità Pubblica, uno stipendio decoroso, e la coscienza pulita perché sei al servizio dei meno fortunati. E tutti che ti dicono “Che bello! Brava è proprio un bel lavoro!” ecco, fallo tu se ti piace tanto.. ah no, allora diventa troppo stressante e pesante. Devo farlo io non si sa bene perché. Mi ha insegnato tanto e l’ho fatto con amore, questo non posso negarlo, ma sarei bugiarda se non dicessi che non è il mio posto.

Ho provato a farmi una famiglia, ma non si può.. vi dovete accontentare di due persone che vivono in pace con sé stesse e scelgono ogni giorno di stare insieme. Se per questo non sono adatta al ruolo sociale di donna casa e chiesa, ad oggi è un problema vostro.

So a cosa stai pensando, che non sono mai contenta. Forse hai ragione, o forse c’è qualcosa che non ci hanno detto della magica equazione [ studio+lavoro+famiglia] = felicità². C’erano tutte e 3 le componenti, allora come mai non ero felice? Ho pensato che, essendo discalculica, avevo fatto male i conti ma una vocina mi diceva che lo sbaglio era altrove.

Le uniche cose certe erano due: che lì dentro non ero felice, e che sentivo che le risposte erano là fuori. Dentro e fuori da cosa? Da quella linea immaginaria che può diventare un muro insormontabile, da quel confine mentale in cui ti fanno crescere, per essere certi che proverai ad usare la magica equazione in un modo soltanto ( quello che hanno deciso loro! ). Un guscio in cui lo spazio per vivere è poco ma ti convincono che è sarà abbastanza. Sui libri lo definiscono  lo spazio che altri delimitano per noi, convincendoci giorno dopo giorno che lì dentro saremo al sicuro. L’hai riconosciuta? Non a caso si chiama Comfort Zone. Cosa fa la differenza tra dentro e fuori? Il coraggio. Di vedere oltre, di farti delle domande, di voler trovare le risposte e poi, finalmente, di alzarti e uscire dal morbido guscetto per cercare ciò di cui hai veramente bisogno. Basta fare un passo e succede qualcosa dentro di te. Ti accorgi di una cosa tanto terribile quanto potenzialmente meravigliosa: quello che cerchi esiste già, ma non l’hai ancora raggiunto solo perché hai paura. Hai paura di non poter più tornare indietro, di non bastare a te stesso, che fuori dalla bambagia della finta normalità resterai solo. La magica equazione in qualche modo ti dava sicurezza, qualcuno l’ha scritta per te e dovevi solo seguirla; lì fuori sei tu a dover scrivere la tua magica equazione! Ne sarai capace? Troverai il modo? Questo fa paura, credere di non avere coraggio a sufficienza per bastare e sé stessi e alla propria felicità, qualunque essa sia. Spesso la gente associa la felicità al fancazzismo, e la libertà all’anarchia totale. Chiarisco subito il concetto, fuori dalla Comfort Zone non c’è questo! Fancazzismo e anarchia esistono ovunque, anzi se vogliamo essere precisi esistono solo nel guscetto. Qui fuori c’è qualcosa di più “pulito” e profondo: consapevolezza di limiti e potenzialità, ricerca di un futuro che rispetti ciò che sei, persone vere che sanno vedere oltre l’apparenza e i doveri, idee e voglia di cambiamento. Insomma, c’è tutto ciò che non trova spazio nella magica equazione.

bivacco comino

Una casa, un lavoro, un matrimonio e dei figli, 2 giorni liberi a settimana e 1 mese all’anno ( che liberi non saranno perché ci sarà tutto il resto ) possono andare bene per molti, ma non per tutti perché sono parametri che non tutti abbiamo scelto. C’è chi sta benissimo in una vita così, ma c’è anche chi non la vuole o non la può avere. Perché dobbiamo fargliene una colpa? Che differenza fa se la casa è in pietra o su due ruote? Se il lavoro è in un ufficio o in cammino nel mondo? Se ami una persona più di chi si sposa, ma non sei credente e convivi? O se di figli non ne hai perché non ne vuoi o non ne puoi avere?

Perché è così difficile vedere che la felicità può avere varie forme, varie sfaccettature, varie inclinazioni, vari volti e anche diversi modi di vivere la stessa cosa? L’equazione mica cambia! Se per te è così [laurea + lavoro importante + matrimonio e figli] = felicitಠperché per me non può essere così [scuola dell’obbligo + lavoro nomade + casa su ruote con la persona che amo] = felicitಠ? Tu magari non faresti mai cambio con la mia vita, e io non farei mai cambio con la tua. Perché io mi devo sentire diverso o peggiore? Siamo semplicemente parte di un equilibrio, e di un mondo che non dovrebbe essere etichettato o standardizzato.

Non ci credi? Io ho provato a portare sulle spalle il peso di una vita che qualcuno ha già scritto per te.. e a sentire sulla pelle quella sensazione che ti fa sentire sporco dentro, anche solo per aver pensato che tutto quello non facesse per te. Mi hanno fatto sentire malata, e hanno cercato di curare questo mio malessere dicendo che “nella vita bisogna avere pazienza e trovare dei compromessi”. Certo, ma i compromessi servono a lasciar andare non a costruire la tua infelicità per stare dentro ad un sistema che non senti tuo. Mi sono domandata spesso perché non riuscivo a stare sui binari, negli schemi, nella routine, nel guscio. Forse non ti so ancora rispondere bene, ma di sicuro ti so rispondere perché ci sono stata così a lungo senza riuscire a fare nulla. Perché ha ragione Fromm:

L’uomo crede di volere la libertà. In realtà ne ha una grande paura. Perché la libertà lo obbliga a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano dei rischi [..]

Se il sistema decide per te, ti solleva dalla responsabilità ( nel bene e nel male ). Devi solo stare sui binari e niente potrà succedere, non dovrai preoccuparti di nulla solo di proseguire il viaggio lungo le stazioni assegnate. E mi raccomando, monta bene i paraocchi, si sa mai che ti accorgi di qualcosa di interessante lungo il tragitto o che una stazione si può raggiungere diversamente. Se esci dai binari il treno deraglia, è sono tutti cavoli tuoi.. oneri e onori.

ghiacciaio del miage - val veny

Ma se trovi il coraggio di saltare dal treno, o anche solo di tirare il freno di emergenza, accade qualcosa di meraviglioso. Ti accorgerai che attorno a te c’è un universo parallelo che ignoravi, dove troverai le risposte che cercavi e con il tempo anche le soluzioni. Devi proseguire a piedi, lentamente, navigando a vista. Non c’è più il binario automatico ad indicarti la via da percorrere senza quasi pensare. Devi imparare a camminare fidandoti dei tuoi passi e contando sulle tue forze. Devi imparare di nuovo a sentire e a sentirti, ad ascoltare ( te e gli altri ), ad agire per volontà personale, ad interagire per piacere e non solo per dovere o necessità. Devi imparare a far frullare il cervello e a seguire (finalmente) i TUOI obiettivi, nessuno ti dirà cosa devi fare o come. Scoprirai che tutto ciò che cercavi era lì ad aspettarti, perché era dentro di te e non nel mondo, solo no sapevi dov’era. Scoprirai che i compromessi, le fatiche, le difficoltà e le cadute hanno un altro sapore; perché non servono a sopportare qualcosa che devi farti andare bene a tutti i costi, servono per raggiungere i TUOI sogni, per cambiare la TUA vita e per raggiungere la TUA felicità. Ti accorgerai che la parola LIBERTA’ ha un altro significato, è un modo diverso di vivere le cose e una forma di rispetto verso sé stessi. Scoprirai che il bosco attorno a quei binari non è così spaventoso come sembra, è invece pieno di energia in movimento che aspetta solo di essere condivisa. Ma soprattutto, imparerai ad accettare la tua vera natura, senza vergognartene. Non sarà facile, ma è possibile.

E’ possibile accettare di non voler vivere dentro quattro mura, ancorate ad uno stesso luogo per il resto dei tuoi giorni, ed essere felice. E’ possibile accettare che non sei fatta per un lavoro d’ufficio o in un reparto, e che puoi fare un lavoro utile alle persone in mille altri modi. E’ possibile accettare di stare bene con una persona, senza se e senza ma, giorno dopo giorno senza vincoli. Ed è anche possibile far diventare realtà tutto quello che è diventato consapevolezza. Ci vogliono tempo, pazienza, determinazione e le persone giuste accanto a te. Ma se lo vuoi veramente, tutto diventa possibile!

Come si esce dalla Comfort Zone? Non aspettare che il treno deragli, come ho fatto io. Tira la leva e fermati! Salta giù dal treno e mettiti in cammino, il mondo non ha bisogno di cloni ma di persone felici!

Ah, e se mi incontrerai lungo il tuo cammino ( magari sulla strada giusta ) non farmi tante domande. Chiedimi se sono felice.

lac des vaches Vanoise

Autore: Giorgia Ricotti

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